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Nova Siri, e non solo, piange la scomparsa del Maestro Gaetano Di Matteo, uno dei protagonisti più autorevoli dell’arte lucana e voce profonda della memoria collettiva novasirese. La sua scomparsa priva la comunità non solo di un artista di grande levatura, ma di un interprete capace di trasformare la storia, le radici e le inquietudini del presente in immagini dense di significato. Pittore, scenografo, scultore, intellettuale raffinato, Di Matteo ha saputo raccontare la sua terra con un linguaggio personale e riconoscibile, lasciando un segno indelebile. A Nova Siri, la sua celebre “Barca Capovolta” è diventata un punto di riferimento simbolico: un’opera che unisce forza drammatica e poesia, destinata a rimanere impressa nella coscienza collettiva. Nato il 29 settembre 1949, Di Matteo si è spento a 76 anni dopo una lunga malattia. La sua formazione artistica lo portò a diplomarsi in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bari nel 1979, dopo aver vissuto intensamente la Roma degli anni Settanta, un ambiente culturale vivace che gli permise di confrontarsi con figure come Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Dario Bellezza. Un contesto che contribuì in modo decisivo alla definizione del suo stile. Il suo lavoro è sempre stato attraversato da un dialogo serrato tra arti visive e parola scritta. Non sorprende che molte sue creazioni nascano da letture, incontri e riflessioni sulla letteratura contemporanea. Tra i suoi contributi più rilevanti figurano le scenografie realizzate per la Rai — Cannelora di Italo Calvino e L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello — e le monografiche dedicate a personalità come Carlo Levi, Anna Magnani, Luchino Visconti, Maria Callas, Mario Mieli. La sua presenza sulla scena artistica internazionale è stata significativa: Parigi, New York, Atene, Zante, Firenze, Roma. Le sue opere, oggi custodite in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero, testimoniano un percorso coerente, riconosciuto e apprezzato. Accanto all’artista, resta il militante culturale. Di Matteo è stato una voce critica e appassionata, impegnata nella difesa dell’ambiente, dei diritti civili e della dignità delle persone LGBTQ+. Nel 2024 aveva ripercorso la propria storia nel libro-intervista “Non è venuto nessuno”, affrontando anche la convivenza con il Parkinson, che aveva inevitabilmente influenzato la sua produzione più recente. Negli ultimi anni viveva e lavorava a Marina di Nova Siri, pur mantenendo un legame costante con Roma, città che aveva contribuito a formarlo. Con la sua morte, Nova Siri, l’intera Basilicata, e non solo, perdono una delle loro voci artistiche più intense e originali. Rimangono le sue opere, la sua visione, la sua capacità di farci osservare il mondo con uno sguardo più profondo. E rimane, soprattutto, la responsabilità di custodirne la memoria.