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Di Nicola Decio Dimatteo
C’è un paradosso che attraversa le nostre giornate, sospese tra lo schermo di uno smartphone e la realtà di un marciapiede: non siamo mai stati così "connessi" ai problemi del mondo e, al contempo, così spaventosamente distanti dal risolverli. La verità è scomoda, ma va guardata in faccia: siamo diventati una società di “miserabili egoisti d’alto borgo”, esperti nell'arte di apparire giusti senza muovere un dito.

Il meccanismo è ormai oliato. Accade una tragedia? Si condivide un post. C’è un’ingiustizia sociale? Si cambia l’immagine del profilo. Ci indigniamo a comando, seguendo l’algoritmo del momento, convinti che questa partecipazione emotiva digitale sia un sostituto accettabile dell'azione reale.
Ma grattando la superficie di questa moralità da vetrina, resta solo l'orticello individuale. Siamo pronti a fare i moralisti sui social, a puntare il dito contro "il sistema" o "gli altri", ma quando la realtà bussa alla porta e chiede un sacrificio — di tempo, di soldi, di comodità — rispondiamo col silenzio. O peggio, con l’assenza.

Il vero obiettivo non è più aiutare, ma salvare l'immagine. Viviamo nell’epoca della "posa etica": ci piace sentirci dalla parte giusta della storia, purché questa posizione non preveda un prezzo da pagare.
* Vogliamo la comunità, ma non vogliamo il peso delle responsabilità che comporta.
* Vogliamo la cultura, ma la riduciamo a slogan pronti per l’uso.
* Vogliamo la verità, ma solo finché non mette in discussione i nostri privilegi.

In questo teatro dell'assurdo, stiamo perdendo pezzi fondamentali di noi stessi. La dignità si sta sciogliendo in un mare di approvazioni virtuali, mentre l'umanità — quella vera, che puzza di fatica e si sporca le mani — viene sacrificata sull'altare del narcisismo.
Forse è giunto il momento di smettere di cercare il colpevole fuori di noi. Forse il problema non è la politica, non è l’economia, non sono "gli altri". Il problema siamo noi. Tutti. Chiusi nelle nostre bolle di perfezione apparente, mentre fuori il mondo brucia e noi ci preoccupiamo solo che la luce del riflesso sia quella giusta.

 

da un pensiero di un anonimo.
“Siamo tutti miserabili egoisti.
Sì, tutti. Io, tu, quelli che fanno i moralisti sui social e poi girano la testa dall’altra parte quando serve davvero esserci. Ci riempiamo la bocca di valori, di comunità, di cultura… e poi pensiamo solo al nostro orticello.
Condividiamo post, mettiamo like, ci indigniamo a comando. Ma quando c’è da fare qualcosa di concreto? Silenzio. Assenti. Troppo impegnati a salvare la nostra immagine.
La verità è che ci piace sentirci dalla parte giusta senza pagare nessun prezzo. Ci piace apparire migliori, senza esserlo davvero.
E intanto perdiamo pezzi: di umanità, di dignità, di verità.
Forse il problema non è “gli altri”. Forse il problema siamo noi. Tutti.”