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A dieci anni dalla tragica scomparsa di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito e ucciso in Egitto nel 2016, il mondo accademico lucano risponde all'appello nazionale per la verità e la giustizia. L’Università degli Studi della Basilicata ha aderito con alla "staffetta della memoria" promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, trasformando le sue aule in spazi di riflessione civile e impegno sociale.
L’evento, tenutosi nell’Aula Magna del Polo delle Scienze Umane di Potenza e in collegamento con il Campus di Matera, ha visto una partecipazione corale che ha unito istituzioni, mondo della ricerca e, soprattutto, le nuove generazioni.

Il cuore della giornata è stata la proiezione di “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, documentario di Simone Manetti (prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni).

Le immagini, crude e necessarie, hanno ripercorso l'angoscia della famiglia e la sistematica violazione dei diritti umani, agendo come un vero e proprio stimolo emotivo per i molti studenti presenti.
Per molti giovani delle scuole superiori coinvolte – tra cui il Liceo Scientifico “G. Galilei”, il “Pasolini” e l’IIS “Da Vinci-Nitti” di Potenza, insieme all’IIS “Duni-Levi” di Matera – l'incontro è stato una scoperta dolorosa.

Dopo i saluti del Rettore Ignazio M. Mancini e del Prorettore al Public Engagement Donato Verrastro, il dibattito si è spostato sul valore intrinseco del fare ricerca. In un’epoca di crescenti restrizioni, l’ateneo lucano ha ribadito che la libertà accademica non è un privilegio di settore, ma un diritto umano fondamentale.
"I presidi culturali devono farsi carico di una responsabilità collettiva: contrastare ogni violazione dei diritti umani" è stato il monito emerso durante il confronto.
L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Elena Cattaneo ETS, ha voluto dimostrare che la ricerca non è solo studio solitario tra libri e laboratori, ma impegno sociale e amore per la verità.

L’Unibas si aggiunge così alle 76 università italiane che, in una mobilitazione senza precedenti di oltre 15 mila persone, continuano a chiedere che si faccia luce sulle responsabilità dell'omicidio del giovane dottorando.
Il messaggio lasciato ai ragazzi è chiaro: non smettere mai di fare domande, coltivare il pensiero critico e difendere le proprie idee. La storia di Giulio Regeni, nella sua tragicità, diventa così il simbolo di una battaglia che le università hanno il dovere morale di guidare: quella per una società dove la ricerca della verità non debba mai costare la vita.

La Redazione