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Non basteranno le parole, stavolta. Si onori il sacrificio dei quattro braccianti uccisi sulla nostra 106 facendo giustizia. Ma non solo con il carcere per i loro assassini. Ci sta molto di più e di peggio da andare a indagare e punire: perché qui si vive e si muore di lavoro nero e non possiamo far finta di “saperlo” solo se scoppia il bubbone mediatico.

Ogni giorno la 106 teatro del rogo di Amendolara è battuta da migliaia di pneumatici che scorrazzano i nuovi schiavi. Sono altri afghani, altri pachistani, e finanche italiani, che per pochi euro (quando sono fortunati) vanno avanti e indietro tra la Piana di Sibari e la Siritide fino al Tarantino. Un mese è per la stagione degli agrumi, poi è il tempo delle fragole, quindi ciliegie e ortaggi vari. L’inferno della nuova schiavitù anche qui da noi segue logiche precise e alla luce del giorno: mai un controllo, mai un blitz dove il dramma è voluto e gestito dai colletti bianchi del comparto. Nessuno “sa”, “vede” e si indigna: non conosciamo i garage senza servizi dove tanti schiavi consumano le proprie esistenze, non vediamo i troppi fantasmi che si aggirano ai crocicchi dei nostri paesi.

Non si interroga su questo scempio umano alcuna Istituzione. Ben venga l’annuncio di Gianluca Gallo sul fatto che la Regione si costituirà parte civile contro i due killer. Tuttavia, assessore, diciamocelo: ce la prendiamo con due pesci piccoli. Sarebbe il caso, invece, di alzare il tiro: andare a controllare i tanti amici imprenditori che hanno beneficiato di aiuti regionali e chiedersi se stanno in regola o qualcuno di loro assolda i caporali capaci di arrivare a tanta ferocia ad Amendolara ieri e nel quotidiano sempre.

In troppi si arricchiscono sull’inferno del lavoro nero dei braccianti presenti in queste nostre periferie. Ed è un fenomeno che ha le sue ragioni precise, anche politiche: è la mela avvelenata servita ai nuovi poveri (non solo stranieri) di chi si riempie la bocca di “regole”, “spirito nazionale” e “inclusione”. Questo lessico è un bluff, è il nuovo mix di razzismo e classismo che rende l’Italia delle nostre contrade il confine di una nuova e terribile emergenza.

I tre afghani e il pachistano morti ammazzati ad Amendolara sono soltanto la punta di un iceberg. Come le vittime di un precedente incidente sui binari di Rossano, ce li dimenticheremo in fretta. Qualcuno già scomoda le sue analisi contro i “soliti stranieri”… Conviene generalizzare, conviene non avere memoria. Conviene a troppi voltare subito pagina. Tutto: fuorché aprire gli occhi su false cooperative, ricchezze improvvise e sospette, complicità a tutti i livelli.

Meglio spazzare la polvere sotto il tappeto piuttosto che ripulire il settore dai tanti sporcaccioni che lo infestano. Del resto qui, la “nostra” Repubblica è fondata sul lavoro… nero. E i quattro morti ammazzati di questi giorni sono soltanto un incidente di percorso.

PRC Circolo “N. Converti”