animazione.gif

724446521_1648619413935293_5176716155262461721_n.jpg

Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Salerno sul vasto sistema di frodi legate agli incentivi statali per gli interventi edilizi – tra cui “Bonus facciate”, “Superbonus 110”, “Ecobonus” e “Sismabonus” – hanno portato oggi all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di beni e valori per circa 160 milioni di euro. A darne comunicazione è stato il procuratore Raffaele Cantone, che ha illustrato i risultati di un’attività investigativa complessa e capillare condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno. Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Salerno, coinvolge oltre 240 soggetti tra persone fisiche e giuridiche distribuite su tutto il territorio nazionale, con particolare concentrazione in Campania e in altre nove regioni: Lazio, Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto. Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno permesso di ricostruire un articolato sistema illecito riconducibile a due organizzazioni criminali radicate nella provincia di Salerno, alle quali avrebbero preso parte professionisti e imprenditori. Per nove indagati è stato notificato l’avviso di fissazione dell’interrogatorio in vista della possibile applicazione di misure cautelari personali. Secondo quanto emerso, il meccanismo fraudolento si basava sull’utilizzo di oltre ottanta società distribuite in Italia, quasi tutte risultate prive di reale operatività e riconducibili al modello delle cosiddette “cartiere”. Queste imprese avrebbero documentato interventi milionari di riqualificazione edilizia su circa duecento immobili, lavori che in realtà non sarebbero mai stati eseguiti. Alcuni degli immobili erano di proprietà degli stessi indagati, mentre altri appartenevano a soggetti completamente estranei ai fatti, tra cui privati cittadini ed enti pubblici. Un ruolo centrale sarebbe stato svolto da due professionisti contabili, ritenuti promotori delle associazioni a delinquere ipotizzate. Avrebbero costituito e gestito le società coinvolte e, grazie all’accesso alla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate per la cessione dei crediti, avrebbero trasmesso le comunicazioni necessarie a generare crediti fiscali fittizi per milioni di euro. Tali crediti sarebbero stati poi monetizzati attraverso cessioni a società ignare oppure utilizzati in compensazione da imprese compiacenti per saldare imposte realmente dovute, producendo così un duplice danno per l’erario. Nel corso delle indagini, la Procura ha inoltre ottenuto la liquidazione giudiziale di una società salernitana ritenuta coinvolta in reati di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio e nella creazione e utilizzo di crediti inesistenti. Questa impresa avrebbe intrattenuto rapporti con altre società dedite a sistematiche frodi fiscali, emettendo fatture per operazioni inesistenti per oltre 335 milioni di euro. Particolare attenzione è stata dedicata alla ricostruzione dei flussi finanziari generati dalle attività illecite. L’analisi delle movimentazioni bancarie ha permesso di ipotizzare reati di riciclaggio e autoriciclaggio per circa 17 milioni di euro, in parte trasferiti all’estero verso Paesi come Cina, India e Pakistan. L’indagine, resa complessa dall’elevato numero di soggetti coinvolti e dalla diffusione nazionale del fenomeno, è stata condotta con un approccio multidisciplinare che ha integrato accertamenti documentali, fiscali e contabili con tecniche investigative tradizionali e strumenti tecnologicamente avanzati, tra cui intercettazioni, pedinamenti, analisi forensi di dispositivi informatici e tracciamento degli indirizzi IP. La Procura ricorda che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che, fino a un’eventuale sentenza definitiva, per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza.