
L’approvazione europea delle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA o NGT) è stata accolta con entusiasmo da molte organizzazioni agricole. UpBio, associazione che riunisce esclusivamente produttori biologici e biodinamici, ritiene invece che il dibattito stia trascurando una domanda fondamentale: L’innovazione deve aumentare l’autonomia degli agricoltori o la loro dipendenza?
Per UpBio il rischio è che, dietro la promessa di piante più resistenti e produttive, si rafforzi un modello agricolo sempre più dipendente da brevetti, licenze e tecnologie controllate da pochi soggetti.
Le varietà coltivate nel mondo non sono semplici contenitori di geni. Sono il risultato di una lunga coevoluzione tra agricoltori, ambiente, biodiversità, microbiomi e territori.
Ridurre la sostenibilità agricola alla sola modifica genetica rischia di ignorare la complessità biologica che sta alla base dell’agroecologia e dell’agricoltura biologica.
E’ necessario aprire una riflessione più ampia e approfondita sulle conseguenze che tali tecnologie potranno avere sul futuro dell’agricoltura, della biodiversità e della libertà degli agricoltori e dei cittadini-consumatori.
I consumatori hanno il diritto di sapere come sono stati ottenuti gli alimenti che acquistano.
Per questo UpBio chiede trasparenza, tracciabilità e informazione lungo tutta la filiera, affinché cittadini e agricoltori possano esercitare una scelta realmente libera e consapevole.
Quale ricerca serve all’agricoltura?
UpBio non è contraria alla ricerca scientifica. Al contrario, chiede maggiori investimenti pubblici in una ricerca capace di valorizzare le risorse già presenti nelle aziende agricole e negli ecosistemi rurali: fertilità biologica dei suoli, biodiversità funzionale, microbiomi, varietà locali, agroforestazione, selezione partecipativa, autoproduzione dei mezzi tecnici, economia circolare e filiere corte. La priorità dovrebbe essere quella di sviluppare conoscenze, tecniche e strumenti liberamente accessibili e applicabili anche dalla singola azienda agricola,
riducendo la dipendenza da brevetti, input esterni, licenze e tecnologie controllate da pochi soggetti economici.
Quale rappresentanza per il biologico?
Le recenti posizioni assunte sulle TEA mostrano che gli interessi dei produttori biologici e biodinamici non sempre coincidono con quelli prevalenti nelle organizzazioni agricole generaliste.
Questioni come la tutela della biodiversità, l’autonomia degli agricoltori, la gestione delle risorse genetiche, la proprietà intellettuale, la selezione partecipativa e il rapporto tra innovazione e agroecologia riguardano direttamente l’identità stessa del biologico e meritano una rappresentanza autonoma, libera da possibili conflitti di interesse.
Per questo UpBio ritiene necessario che le organizzazioni che rappresentano esclusivamente produttori biologici e biodinamici abbiano una presenza diretta nei tavoli decisionali che riguardano il futuro dell’agricoltura biologica.
Conclusione
Per UpBio la ricerca pubblica deve contribuire ad aumentare sostenibilità la sovranità tecnica, biologica ed economica delle aziende agricole, non la loro dipendenza.
L’innovazione che interessa agli agricoltori è quella che aumenta l’autonomia delle aziende, non quella che ne aumenta la dipendenza.
CSDA – Centro Studi, Cultura e Strategie di Diversificazione Agroecologica di UPBIO – Unione Produttori Biologici e Biodinamici
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