Per le Ferrovie l’Alto Jonio non è Italia
Per i binari italiani è ormai certo: l’Alto Jonio non appartiene più a nessuna regione nazionale. Ed è una Periferia senza alcuna bandiera, senza alcun confine certo.
Ovviamente non è una terra lucana. I treni - che “contano” o meno - si fermano a Metaponto e non c’è la minima speranza che facciano lo sforzo di allungare la loro traiettoria di qualche chilometro oltre il confine di Rocca Imperiale e poi più giù fino al valico tra Villapiana e Sibari.
Tuttavia, scopriamo adesso che non è manco una landa seppur sperduta di Calabria. Al limite, come landa appunto, è perduta definitivamente. Grandi annunci arrivano dai media e dagli ambienti politici di centrodestra: il primo riguarda il miracolo di aver resuscitato l’Intercity “veloce” tra Roma e lo Jonio. Addio isolamento anche per noi, allora? Figurati. Le carrozze provenienti dalla Capitale stazioneranno presso la stazione di Lamezia Centrale e da lì alcune, in modalità ibride, devieranno sì verso la costa jonica ma transitando da Catanzaro Lido a scendere, quindi Soverato, Locri, Melito. Il resto dello Jonio starà a guardare.
Non è l’unica beffa ferroviaria dell’estate appena iniziata. RFI, la Rete Ferroviaria Italiana, festeggia la riapertura della tratta ferrata tra Sibari e Crotone, fino al proseguimento sempre verso quel di Catanzaro Lido. Sono ben 112 i chilometri di binari appena elettrificati e diverse saranno le “corse” da nord a sud e viceversa, alcune casualmente utili pure per soddisfare uno scalo periferico rossanese noto per la presenza di una nota attrazione estiva locale.
Tutto molto bello, vero? E i binari dell’Alto Jonio? La tratta che, a propositi della termini, troppi anni fa era servito dal famoso e utilissimo Crotone-Milano? Le stazioni delle varie Rocca, Montegiordano, Roseto, Trebisacce e Villapiana potenziata e ammodernate poco tempo fa con un bel po’ di milioni di fondi europei? Restano dei “musei” a cielo aperto, degli inutili templi su ciò che potevamo essere e non saremo mai più. L’ennesimo ceffone sulla faccia di un territorio che ancora una volta si sente deriso, maltrattato e violentato nei suoi sogni e nelle sue legittime richieste.
Né Basilicata né Calabria: la lezioncina di geografia di metà 2026 è impietosa. L’Alto Jonio non è nulla. Solo terra di comizi e di promesse. Poi però, quando le urne sono un ricordo lontano, ecco che viene cancellata dai radar e dalle mappe degli oratori di ieri e dell’altro ieri. Nessuna Italia esiste qui. La geografia ha bocciato il diritto di sentirsi Europa di questa terra bella ma desolata.
PRC Circolo “N. Converti”
