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Una battuta per allontanare i cinghiali dal proprio fondo agricolo si è trasformata in una tragedia immane. Vincenzo Dorsi, 37 anni, ha perso la vita all'ospedale San Carlo di Potenza dopo essere stato raggiunto accidentalmente alla testa da un proiettile partito per errore nelle campagne di Montalbano Jonico, in provincia di Matera. Una fatalità devastante che ha colpito una famiglia, lasciando l'intera comunità locale sgomenta e senza parole.

Accanto al dolore per la perdita di una giovane vita, questa drammatica vicenda riaccende inevitabilmente i riflettori su un tema cruciale e spesso sottovalutato: la straordinaria e letale pericolosità delle armi utilizzate per la gestione della fauna selvatica.

Le carabine e i fucili impiegati per la caccia al cinghiale o per il contenimento degli ungulati non sono armi comuni. Si tratta di strumenti ad alta potenza, progettati per abbattere grossi animali a distanze considerevoli. Questo significa che la gittata di un proiettile non si esaurisce a pochi metri: un colpo vagante o una deviazione accidentale possono coprire distanze impressionanti, raggiungendo bersagli situati anche a 2 o 3 chilometri di distanza.

La portata di queste armi impone standard di sicurezza rigidissimi, che purtroppo si scontrano con l'imprevedibilità dei contesti agricoli e rurali, dove la vicinanza tra persone, terreni coltivati e zone di boscaglia azzera i margini di errore. La tragedia di Vincenzo ci ricorda, nel modo più doloroso possibile, che la gestione degli animali selvatici e l'uso di armi da fuoco richiedono una prudenza assoluta, poiché la minima distrazione o un tragico concorso di circostanze possono trasformare un terreno di lavoro in un teatro di morte.

Mentre i Carabinieri della Compagnia di Policoro e la Procura di Matera lavorano per ricostruire la dinamica esatta dell'accaduto e verificare la regolarità dell'arma, il sindaco Giuseppe Di Sanzo ha interpretato il sentimento collettivo annunciando il lutto cittadino per il giorno dei funerali. Resta il vuoto incolmabile di una vita spezzata e l'amara consapevolezza di quanto sia sottile il confine tra la normalità di un giorno di lavoro nei campi e una catastrofe irreversibile.

La Redazione