
Il progetto promosso da CEPRIVIL APS ETS e A.N.P.V.I. punta sulla diagnosi precoce di ambliopia e patologie oculari nei bambini tra i 3 e i 12 anni, anche nei centri lontani dai grandi ospedali. Il presidente Cosimo Cellammare: la fragilità non è una colpa, l'abbandono istituzionale sì
Portare la diagnosi precoce delle malattie degli occhi direttamente nelle piazze, nelle scuole e nei comuni più isolati. È l'obiettivo di "Uno Sguardo Amico", il progetto di prevenzione e sostegno alla disabilità visiva promosso dal CEPRIVIL APS ETS, ente impegnato nella tutela, nell'inclusione e nell'autonomia delle persone con disabilità, insieme all'A.N.P.V.I.
Il cuore dell'iniziativa è un Camper Oftalmico che, con le équipe mediche del progetto, raggiunge piazze e istituti scolastici offrendo controlli gratuiti, anche nei centri più distanti dalle strutture ospedaliere. L'attenzione è rivolta soprattutto ai più piccoli: lo screening punta a individuare per tempo l'ambliopia, il cosiddetto "occhio pigro", i difetti refrattivi e le patologie oculari che avanzano senza dare segnali evidenti, nei bambini tra i 3 e i 12 anni, prima che il danno alla vista diventi irreversibile.
Secondo i promotori, oltre l'80% dei difetti visivi e delle disabilità oculari potrebbe essere evitato o curato con una diagnosi tempestiva, mentre più di un bambino su dieci avrebbe un problema visivo non riconosciuto. Ogni anno, sottolineano le associazioni, migliaia di bambini iniziano la scuola con deficit mai diagnosticati, spesso scambiati per difficoltà di attenzione o scarsa voglia di studiare. Un problema non individuato nei primi anni di vita, avvertono, rischia di compromettere in modo permanente il percorso scolastico, umano e sociale del bambino. Eppure la prevenzione pediatrica, denunciano, fatica ancora a raggiungere in modo capillare le comunità.
Il progetto non si limita agli screening. "Uno Sguardo Amico" sostiene anche percorsi di riabilitazione, integrazione e supporto per le persone non vedenti e ipovedenti e per le loro famiglie, con l'obiettivo di garantire ausili, autonomia e dignità. Accanto all'attività sul campo c'è quella di tutela dei diritti: le associazioni si propongono di fare pressione sulle istituzioni per un'assistenza sanitaria e sociale equa e per abbattere le barriere fisiche e culturali che isolano chi non vede.
Su questo fronte i toni si fanno duri. Il presidente del CEPRIVIL, Cosimo Cellammare, denuncia il divario tra i diritti garantiti sulla carta e la realtà quotidiana di molte famiglie, lasciate sole davanti a strutture e procedure che finiscono per chiedere forza e resistenza proprio a chi è più fragile. Quando le norme di sostegno si trasformano in gabbie burocratiche e lo Stato riduce tragedie collettive a drammi privati, è la sua posizione, ci si trova di fronte a un fallimento morale. La fragilità, sostiene Cellammare, non è una colpa; l'abbandono istituzionale sì.
Da qui l'appello a un'assunzione collettiva di responsabilità. Alle istituzioni le associazioni chiedono di abbandonare i cavilli e tornare a essere un presidio concreto per i cittadini più vulnerabili; al mondo economico, dalle grandi aziende agli imprenditori e agli artigiani, chiedono di intendere la responsabilità sociale come impegno reale per il lavoro dignitoso, l'inclusione e le reti di supporto sul territorio.
Per dare continuità all'iniziativa, i promotori invitano i cittadini a diventare "Custodi della Vista" attraverso un sostegno regolare al progetto. Le donazioni serviranno a far viaggiare il Camper Oftalmico, a estendere gli screening gratuiti e a finanziare i percorsi di riabilitazione e assistenza. L'obiettivo dichiarato, spiegano, è che la prevenzione visiva diventi un diritto di tutti e non un privilegio per pochi.
