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PHOTO-2025-07-04-08-55-58.jpg"Aiutare un anziano ad attraversare la strada ha più impatto di trovare 300 tonnellate di cocaina e arrestare 20 persone". E ancora: "Sappiate che è impossibile che vi venga chiesto qualcosa che non si possa fare. Ricordatevi che il vostro benessere, e quello dei vostri familiari, la nostra vita è superiore a qualunque istruzione o procedura".

Con queste parole semplici ma profonde, pronunciate durante il saluto conclusivo agli allievi della Scuola marescialli e brigadieri di Firenze, il generale Pietro Oresta ha incarnato lo spirito più alto dell'educatore e dell’uomo delle istituzioni: non quello che impone, ma quello che guida; non quello che addestra, ma quello che forma. Un gesto di rara umanità, che ha messo al centro la persona, il senso civico, la responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Un gesto, purtroppo, che gli è costato la rimozione dall'incarico.

Il contesto in cui sono state pronunciate quelle parole non può essere ignorato. A un anno dalla tragica scomparsa di una giovane allieva, che ha segnato profondamente l’ambiente della Scuola – senza tuttavia far emergere responsabilità dirette da parte dei colleghi o dei formatori – il generale Oresta ha scelto di rispondere non con silenzi o fredde procedure, ma con un messaggio di cura, di consapevolezza, di priorità umane.

Quel richiamo al benessere personale prima ancora che all’istituzione non è uno strappo alla disciplina, ma il segno di una leadership illuminata, di chi ha compreso che dietro ogni divisa c’è una persona. E che solo rispettando quella persona, nella sua fragilità e nel suo valore, si costruisce davvero una forza dell’ordine giusta, empatica, vicina ai cittadini.

Più che essere rimosso, il generale Oresta andrebbe ascoltato, compreso, sostenuto. E, per il coraggio e la lucidità mostrati, premiato. Perché ha fatto quello che fa il migliore dei padri, e il più saggio dei maestri: ha insegnato a vivere, prima ancora che a servire.

La Redazione