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Montegiordano non è stato solo il palcoscenico di un festival: è diventato un simbolo indiscusso di bellezza, sentimento e cultura. Il progetto, ideato dal poeta Giuseppe Aletti e sostenuto dal sindaco Rocco Introcaso, ha trasformato il borgo in un museo a cielo aperto dove la poesia d’amore si è intrecciata con l’arte, la musica e la comunità. Questo incantevole borgo calabrese è diventato il primo comune ad essere insignito del titolo di Paese della Poesia d’Amore. Tantissimi i visitatori che hanno riempito le stradine e le piazze, e ben duecento i poeti ospitati. La casa editrice Aletti ha ricevuto migliaia di poesie, testimonianza di una vena creativa pulsante. Il progetto si è inserito in un percorso di crescita culturale e turistica, con l’obiettivo di rendere Montegiordano un punto di riferimento per il benessere e l’ospitalità. Giunto alla XXII edizione, il concorso è uno tra i più prestigiosi in Italia per poesie e testi di canzoni d’amore. Le sei opere vincitrici sono state incise su stele di ceramica maiolicata e installate sulle pareti del borgo, accanto ai testi di grandi artisti come Lucio Dalla, Rino Gaetano, Mimmo Cavallo e persino Dato Magradze, poeta georgiano candidato al Nobel. A comporre la giuria nomi illustri come Giuseppe Aletti, Mimmo Cavallo, Francesco Baccini, Alessandro Gaetano, Hafez Haidar. Tutti i giurati hanno partecipato alla cerimonia di premiazione e all’inaugurazione delle stele, rendendo l’evento un vero e proprio incontro tra generazioni e culture poetiche. Il festival non è solo spettacolo, ma partecipazione attiva: poeti, musicisti e visitatori hanno vissuto il borgo per un’intera settimana, tra reading, concerti, laboratori e passeggiate poetiche. L’iniziativa ha promosso il turismo culturale, favorendo la riscoperta dei borghi calabresi. Giovani e anziani hanno decorato le strade con festoni a forma di cuore e versi romantici. L’apertura è stata affidata all’Estemporanea di poesia. La prima stela ad essere stata svelata rappresenta una dedica a Nanì, canzone indimenticabile scritta da Lucio Dalla e Pierdavide Carone. La giornata si è conclusa con il tributo teatrale a Lucio Dalla, con gli interpreti Carone e Damato. A rendere ancora più potente il messaggio poetico sono state le stele fuori concorso, omaggi a Mimmo Cavallo, presente con i suoi testi penetranti, e a Rino Gaetano, ricordato con affetto dal nipote Alessandro Gaetano, che si è esibito con la Rino Gaetano Band in un concerto sul lungomare. Il festival si è concluso con il concerto di Mimmo Cavallo in Piazza Tarsia. Montegiordano è stato sfondo, voce, corpo, e cuore del festival. La poesia ha vissuto, tra la gente, fuori dai libri. Tanti i rappresentanti istituzionali che hanno preso parte all'iniziativa, tra cui l'assessore alla Salute della Regione che ha dichiarato:"Ogni comunità ha un’anima, ma spesso ha bisogno di ispirazioni per farla risplendere. Guardare ai modelli di altri luoghi, adattandoli alla propria identità, è un atto di intelligenza collettiva: è la capacità di apprendere dall’esperienza, di trasformare idee già vincenti in nuove opportunità”. Così l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, commenta il Festival della poesia in Calabria a cui è intervenuto: “Montegiordano e i comuni dell’alto Ionio calabro – Canna, Nocara, Roseto, Oriolo – stanno scrivendo una bella pagina di rigenerazione culturale e coesione territoriale. Un evento che trasforma la cultura in una vera e propria leva di sviluppo. In un’area di confine con la Basilicata – prosegue Latronico – questo festival dimostra come l’arte della parola e il potere della bellezza possano diventare strumenti di dialogo e di valorizzazione delle nostre comunità locali. È un esempio concreto di come la cultura riesca a generare legami, visioni condivise e prospettive di crescita”. L’assessore esprime il proprio apprezzamento per l’impegno del dottor Giuseppe Aletti e del suo Federiciano, “motore di questa iniziativa capace di unire luoghi e persone attorno a valori autentici. Questa esperienza – conclude – merita di essere sostenuta e replicata, perché rappresenta un invito a credere nella bellezza, nella partecipazione e in un futuro che si costruisce insieme”.

 Antonella Gatto