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Screenshot_2025-12-05_alle_11.31.24.jpgScreenshot_2025-12-05_alle_11.31.33.jpgScreenshot_2025-12-05_alle_11.30.58.jpgScreenshot_2025-12-05_alle_11.31.13.jpgPolicoro, 5 dicembre 2025 – Scene di forte tensione e profonda disperazione si sono consumate questa mattina nella sala dialisi del centro SM2 di Policoro, dove i pazienti, legati alle loro macchine salvavita, hanno messo in atto una protesta clamorosa: si sono incatenati per manifestare contro il rischio di chiusura della struttura.
La mobilitazione è un grido disperato per il diritto alla salute e alla vita. I pazienti temono che il centro possa chiudere a partire dal 1° gennaio 2026, costringendo oltre 40 dializzati stabili (che salgono a 60 con i turisti nel periodo estivo) a spostarsi in centri lontani come Matera o Tinchi.
"Siamo costretti a protestare per il diritto alla vita," ha spiegato un paziente, incatenato e in stato di agitazione. Un altro, il Dott. Raffaele Avetrano, medico di famiglia e ora paziente, ha descritto la loro condizione con una metafora toccante: "Siamo come le talpe, costantemente immersi nell'acqua che purtroppo non possiamo smaltire."
Il dramma è amplificato per chi è sola: "Se dovessi andare a Matera o a Tinchi, nessuno potrebbe accompagnarmi. Questo è un dramma ancora più grande." Poster appesi al muro recitano un messaggio chiaro e perentorio: "Non siamo un tetto di spese. Decidiamo dove fare la dialisi."
La protesta coinvolge anche i dieci dipendenti del centro SM2 di Policoro, che hanno espresso solidarietà e preoccupazione. Ci mettiamo tutto il nostro impegno e la nostra passione."
Il proprietario di SM2 ha spiegato che la protesta è la diretta conseguenza del silenzio della Regione. "La loro forza è tacere e deviare i messaggi," ha dichiarato Pasentini, accusando l'ente di non rispondere e di non considerare le problematiche dei cittadini lucani.
Pasentini ha sottolineato che SM2 è una struttura accreditata e che la dialisi è una prestazione salvavita che non può essere negata a nessuno. Ha criticato aspramente la politica regionale per aver investito fondi nella promozione turistica, mentre un servizio essenziale rischia la chiusura: "I turisti vengono qui e se c'è un dializzato in famiglia, dovrei dirgli: no, non posso dializzarvi?"
Contrariamente alle voci, Pasentini ha negato di aver "minacciato" la chiusura, affermando invece di aver chiesto il diritto di continuare a fornire un servizio a pazienti che "non meritano di essere trattati in questo modo e di essere presi in giro da una persona inadeguata a svolgere il ruolo di consulente sanitario."
Il centro SM2 e i suoi pazienti stanno portando la loro battaglia ai massimi livelli istituzionali. La struttura ha annunciato di essersi rivolta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e persino a Papa Leone XIV.
L'intera comunità attende ora una risposta dalle istituzioni che possa scongiurare la chiusura e garantire il diritto alla cura per decine di persone la cui vita dipende direttamente dalla macchina dialisi.

La Redazione