Centinaia di trattori hanno invaso le strade di Milano il 9 gennaio scorso, paralizzando il traffico intorno alla Stazione Centrale e sotto la sede del Consiglio Regionale lombardo. Balle di fieno scaricate sull’asfalto, latte versato e clacson spiegati: è questa la coreografia della protesta indetta da Coapi e Riscatto Agricolo, un grido di rabbia contro il via libera politico al trattato di libero scambio tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay).
Mentre il Governo italiano rivendica un successo diplomatico, le piazze esplodono in quella che molti agricoltori definiscono una "condanna a morte" per il settore agroalimentare nazionale.
Il 9 gennaio scorso, gli ambasciatori dei 27 Paesi UE hanno sbloccato uno stallo durato un quarto di secolo. La firma ufficiale è attesa per sabato 17 gennaio in Paraguay, dove volerà la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen.
L'accordo punta a creare una delle zone di libero scambio più vaste al mondo (circa 800 milioni di consumatori), riducendo i dazi doganali per favorire le esportazioni europee di auto, macchinari e prodotti chimici. In cambio, i paesi sudamericani otterranno un accesso agevolato al mercato unico per materie prime e prodotti agricoli come carne, zucchero, pollame e soia.
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha difeso l'intesa come una leva fondamentale per spingere l'export italiano verso i 700 miliardi di euro. L'Italia ha scelto di smarcarsi dal fronte del "no" (guidato da Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria), ritenendo sufficienti le garanzie ottenute da Bruxelles:
* Tutela del Made in Italy: L'accordo protegge 57 indicazioni geografiche italiane (dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, fino all'Aceto Balsamico di Modena), vietandone l'imitazione in Sud America.
* Clausola di Salvaguardia: Un meccanismo che permette di sospendere le agevolazioni se le importazioni di prodotti sensibili aumentano oltre l'8% (l'Italia aveva spinto per una soglia più bassa al 5%).
* Fondi Extra per la PAC: La Commissione ha annunciato 45 miliardi di euro aggiuntivi per sostenere gli agricoltori europei nella prossima programmazione agricola.
Nonostante le rassicurazioni, il mondo agricolo è sul piede di guerra. La protesta di Milano, sostenuta anche dal vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, si scaglia contro quello che viene definito "cannibalismo economico". Le preoccupazioni principali sono tre:
1. Divario dei costi: In Sud America i costi di produzione sono stimati essere fino a un decimo di quelli europei. Gli agricoltori temono un'invasione di carne e cereali a prezzi stracciati.
2. Standard Sanitari: Associazioni come Altragricoltura denunciano l'uso in Sud America di pesticidi e ormoni vietati in Europa. Il timore è che le clausole di salvaguardia siano solo "fumo negli occhi" e che la qualità sulle tavole italiane crolli.
3. Speculazione: Il movimento Riscatto Agricolo accusa il governo di aver sacrificato la sovranità alimentare per favorire l'industria pesante e i colossi della chimica.
"Si ammazza il settore agricolo per dare risposte geopolitiche ai dazi di Trump", ha dichiarato Centinaio durante il presidio al Pirellone, criticando la scelta di aprire i mercati in un momento di estrema fragilità per le aziende locali.
La firma in Paraguay del 17 gennaio non sarà l'ultimo atto. Il percorso rimane accidentato:
* Accordo Interim: Entrerà subito in vigore un protocollo provvisorio per i soli scambi commerciali.
* Voto al Parlamento Europeo: Si prevede una battaglia durissima a Bruxelles tra lobby industriali e agricole.
* Parlamenti Nazionali: Per la ratifica definitiva servirà il voto di tutti i 27 Stati membri. Qui, paesi come la Francia o la Polonia potrebbero ancora porre un veto definitivo e bloccare l'intero trattato.
La battaglia dei trattori a Milano, dunque, è solo l'inizio di una mobilitazione che promette di estendersi a tutta Italia e all'Europa intera per difendere la sopravvivenza del modello agricolo continentale.
Nicola Decio Dimatteo
