Come tutti ormai sanno, in Regione Basilicata sono stati da poco ripristinati i vitalizi per i consiglieri regionali. Una scelta gravissima, che rompe ulteriormente il patto sociale e manda un messaggio devastante: mentre a migliaia di persone viene chiesto di stringere la cinghia, una parte della politica decide di proteggere sé stessa.È uno schiaffo in faccia a chi ha lavorato 40 anni per ritrovarsi con una pensione minima, a chi vive di contratti precari, a chi alterna periodi di lavoro e disoccupazione, a chi si ammala di fatica e non arriva alla fine del mese. E avviene in una fase storica già tragica per lavoratrici e lavoratori, in cui l’inflazione, il caro-vita e l’insicurezza stanno divorando ogni prospettiva.
C’è un’intera generazione che alla pensione non ambisce più, perché il futuro è diventato un miraggio. Ragazze e ragazzi che, per riscattare gli anni di laurea, dovrebbero accendere un mutuo, come se dovessero comprare casa. E mentre la società reale arranca, l’attuale maggioranza che ha votato questo provvedimento sembra vivere su un altro pianeta.
In questi giorni qualcuno prova a giustificare la scelta con la narrazione del: “noi lavoriamo cinque anni senza pagare contributi”.
Una narrazione che non regge.
Primo: non si tratta di un impiego lavorativo, ma di una carica istituzionale, già remunerata con indennità importanti, che nulla hanno a che vedere con lo stipendio di un lavoratore o di una lavoratrice. La politica non può pretendere di essere trattata come una categoria separata, con corsie preferenziali e garanzie speciali, mentre al resto del Paese si chiede di accettare rinunce e sacrifici.
Secondo: per alimentare quel meccanismo, si utilizzerà un fondo accantonato negli anni per opere benefiche dagli stessi consiglieri. Tradotto: si prende ciò che era stato presentato come destinato al bene comune e lo si reindirizza a un privilegio. È come dire: “faccio finta di occuparmi degli ultimi, poi però riprendo tutto”. Ecco perché questa scelta è politicamente e moralmente inaccettabile.
E c’è un ulteriore elemento, spesso ignorato: con questo provvedimento lo schiaffo non lo si dà soltanto ai cittadini, ma anche a sindaci, assessori, consiglieri comunali che ogni giorno si fanno carico della gestione della cosa pubblica con rispetto delle istituzioni, spesso gratuitamente, sottraendo tempo al lavoro, alla famiglia, alla vita privata. Persone che amministrano territori complessi, con risorse ridotte, assumendosi responsabilità enormi, senza chiedere o cercare privilegi.
In questo quadro c’è chi ha tenuto la schiena dritta. Il mio plauso va alle consigliere e ai consiglieri regionali che hanno votato contro questo ripristino e, soprattutto, a coloro che annunceranno formalmente di non accedere al fondo vitalizio. È un gesto di coerenza e rispetto verso i lucani: dimostra che un’altra politica è possibile, una politica che non si nasconde dietro formalismi ma che sceglie l’etica, la sobrietà e la vicinanza alle persone.
Il ripristino dei vitalizi è l’ennesimo segnale di una politica che si allontana dai bisogni reali e che, invece di ridurre le distanze, le aumenta. In un tempo in cui servirebbero scelte di equità, sobrietà e responsabilità, si sceglie di alzare un muro tra palazzo e cittadini.
La Regione faccia un passo indietro: si cancellino i vitalizi appena ripristinati e si riporti l’azione pubblica dentro un principio semplice: chi rappresenta le istituzioni deve essere esempio, non eccezione.
Michele Giordano - Consigliere provinciale (M5S)
