POLICORO – Un episodio increscioso ha scosso il pomeriggio di martedì 20 gennaio a Policoro, riaccendendo i riflettori su un tema troppo spesso sottovalutato: il rispetto degli orari delle farmacie. Davanti a una nota farmacia della città, nota per la "cronica" abitudine di riaprire con circa dieci minuti di ritardo rispetto all'orario pomeridiano, si è consumato un botta e risposta che ha lasciato i presenti sgomenti.
Un anziano signore, con la pacatezza di chi chiede solo un proprio diritto, ha fatto presente a una dottoressa che attendere al freddo l'apertura ritardata metteva a rischio la sua salute. La risposta ricevuta? Una doccia fredda: "Poteva venire più tardi invece di aspettare fuori". Quando un altro cittadino ha ricordato che la farmacia è un servizio pubblico con obblighi specifici, la replica della farmacista è stata ancora più grave: "La farmacia è un'attività privata e posso fare quello che voglio".
Ebbene, cara dottoressa, non è affatto così.
La Farmacia: Un Presidio Sanitario, non un Semplice Negozio
L'idea che una farmacia sia una "proprietà privata" in cui il titolare può decidere orari a piacimento è un errore giuridico grossolano. La farmacia è una concessione di servizio pubblico. Il farmacista non è un semplice commerciante, ma un operatore di sanità pubblica che gestisce un servizio essenziale per conto dello Stato.
Cosa dice la Legge: Il Rischio Penale
Il mancato rispetto degli orari non è solo una scortesia, ma può integrare fattispecie di reato gravi. La giurisprudenza in merito è granitica:
* Interruzione di Pubblico Servizio (Art. 340 c.p.): La Cassazione Penale (Sentenza n. 26934/2005) ha stabilito che il ritardo reiterato e sistematico nell'apertura (anche di soli 10 o 30 minuti) configura il reato di interruzione di pubblico servizio. Questo perché il disservizio arreca un pregiudizio concreto alla regolarità di un presidio sanitario fondamentale.
* Il Dolo dell'Organizzazione: Secondo i giudici, se il ritardo è sistematico, non si può parlare di semplice "disattenzione", ma di dolo. È la volontà sistematica di ignorare le prescrizioni imposte per l'esercizio del servizio.
* Il Caso della Reperibilità: La Sentenza n. 46755/2012 della Cassazione ha confermato che il farmacista non può chiudere arbitrariamente, ad esempio per la pausa pranzo, se è di turno. Anche l'apposizione di un cartello con un numero di telefono non solleva dalle responsabilità se non c'è un intervento immediato (Art. 331 c.p. - Interruzione di un servizio di pubblica necessità).
Sanzioni: Dalla Multa al Ritiro della Licenza
Oltre alle conseguenze penali, il mancato rispetto degli orari comporta pesanti sanzioni amministrative e disciplinari da parte dell'Ordine dei Farmacisti e delle autorità sanitarie locali. Nei casi più gravi o in caso di recidiva, la legge prevede:
1. Sanzioni pecuniarie amministrative.
2. Sospensione dell'esercizio.
3. Decadenza e ritiro della licenza (concessione governativa).
Conclusione
Il diritto alla salute dei cittadini, specialmente dei più fragili come l'anziano signore di Policoro, non può essere subordinato alla comodità del titolare di una farmacia. Dire a un cliente "poteva venire più tardi" è un insulto al codice deontologico e alla funzione sociale che la farmacia riveste.
Le autorità competenti sono chiamate a vigilare: gli orari di apertura sono un contratto con lo Stato e con il cittadino. E i contratti, in uno stato di diritto, vanno rispettati.
La Redazione
