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foto_manifestazione_25.11.25_Taranto.jpgNon_sui_nostri_corpi___Taranto_15.2.26.jpegDomenica a Taranto in piazza contro il Ddl Bongiorno
Anche nel capoluogo ionico si manifesta per opporsi al disegno di legge che cancella il concetto di consenso nella violenza sessuale. L’invito arriva da Alzàia e Sud Est Donne. Raduno in piazza Maria Immacolata alle 10.30

Anche Taranto scende in piazza domenica 15 febbraio aderendo alla mobilitazione nazionale che intende contrastare il Ddl Bongiorno. L’invito parte da Alzàia Onlus e Sud Est Donne, unitamente alla rete dei Centri Antiviolenza della Regione Puglia, per dire no a una proposta di modifica che di fatto cancella il concetto di consenso dall’articolo 609 bis del Codice Penale, mettendo in discussione un principio fondamentale: senza consenso è stupro. Il raduno è previsto alle ore 10.30 in piazza Maria Immacolata.

La questione al centro del dibattito è legata alla nuova versione del disegno di legge sulla violenza sessuale e sul consenso, quella che dovrà essere discussa dalle Camere: ora nel testo la violenza sessuale non viene più definita come un atto compiuto «senza il consenso libero e attuale» dell’altra persona, ma come un atto compiuto «contro la volontà della persona». In sostanza, è stato sostituito il concetto di “consenso” con quello di “dissenso”. L'obiettivo delle manifestazioni diffuse di questa domenica è bloccare una riforma giudicata pericolosa per la tutela delle donne.

Alzàia gestisce, insieme a Sud Est Donne, il Centro Antiviolenza “Sostegno Donna” di Taranto e fa parte della rete dei Centri antiviolenza D.i.Re, tra le promotrici della mobilitazione a livello nazionale. L’associazione invita chiunque a partecipare all’iniziativa di Taranto, così come si farà in contemporanea negli altri capoluoghi pugliesi, portando con sé chiavi e tamburi. «Scendiamo in piazza – fanno sapere – perché lo riteniamo un atto di responsabilità civile. Sentiamo il dovere di esserci perché il principio del consenso non può essere messo in discussione né indebolito. Il Ddl Bongiorno rappresenta un arretramento culturale e giuridico che rischia di riportarci indietro rispetto a conquiste ottenute dopo anni di lotte, ascolto e lavoro nei territori. Ogni giorno, nei nostri centri, incontriamo donne che hanno bisogno di tutele chiare, strumenti efficaci e messaggi inequivocabili da parte delle istituzioni. Non accettiamo che la legge contro la violenza sessuale sia stuprata da chi non accetta la parola consenso. Il consenso è diritto, libertà e autodeterminazione, non è dissenso. I due concetti sono molto distanti tra di loro. Il consenso pone l’accento sullo stupratore, il dissenso sulla persona stuprata. Essere in piazza significa ribadire che i diritti non si negoziano e non si riducono. Si difendono insieme, con determinazione e con la forza della rete».