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Riflessioni: Gli “alibi” dell’egoismo civico.

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Iimg_6969.jpgl voler strumentalizzare sempre, rendendo tutto così banale e limitato ci fa perdere di vista gli aspetti fondamentali del nostro vivere insieme. Si generano così le irrazionalità e le contraddizioni figli dei nostri tempi. Così, ad esempio, un imprenditore si può lamentare di un inventato 30% in meno di turismo ed al tempo stesso fare ogni anno grossi investimenti ? Che scandalo è se per avere scuole nuove e renderle moderne occorre qualche mese di sacrificio per consentire i lavori? si possono fare polemiche su un bando nemmeno letto? si può parlare tanto per parlare? anticipare cose ovvie per poi dire “è merito mio”? si può dribblare il merito delle questioni importanti ponendola sul dubbio del “c’è qualcosa sotto”? che effetto ha per la comunità fare un concorso a premi sulla foto più degradante senza che nessuno s’indigni? Cosa esprime il clima da campagna acquisti che si respira intorno alle iscrizione dei ragazzi a scuola? In un clima normale sarebbero ovvietà, ma in questo clima, che si insinua ed infuoca divisioni pericolose nella nostra comunità, in questo clima pesante ed a tratti irrazionale, diventa quindi quasi tutto tollerabile oltre che ipocrita ed opportunistico. In tutto questo esiste un concetto di responsabilità civica che sembra offuscarsi, che crea alibi ai nostri malcostumi. Gli alibi al nostro egoismo cittadino, che ci fa chiedere favori, che ci permette di gettare le carte a terra senza sentirsi in colpa, che ci fa imbrattare i muri senza farceli sentire nostri, o ci fa parcheggiare sulle strisce o dove capita, che non ci fa credere al fatto di essere comunità. Questo stesso atteggiamento è anche quello che non fa credere a noi stessi, che non ci fa vedere le opportunità del nostro tempo, che non ci fa sognare ed osare per fare quel salto di qualità che una comunità come la nostra sa esprimere in questa fase di crescita. Un atteggiamento che ci frena e ci fa vedere tutto offuscato, che gioca sulla fiducia tra noi stessi oltre che istituzionale, quello che ci fa sembrare nemici senza saperne il motivo, senza sapere cosa ci sia in palio. Tutto questo per non avere responsabilità. In tutto questo, quello che dovrebbe essere il bene collettivo, la comunità, il nostro modo di relazionarci, non diventa prioritario difronte alla prevaricazione. Ne perdiamo il senso, il valore e sopratutto l’amore per difenderlo. Ecco, dovremmo ripartire da questo, dal sentimento più puro verso il luogo che abitiamo, viviamo e costruiamo, ognuno con la propria responsabilità verso gli altri, la responsabilità civica, appunto, il nostro sentirci comunità. Dovremmo fermarci un attimo a riflettere prima ancora di discutere.

In tutto questo poi si genera la giungla politica che invece si muove sotto questo vento. Una giungla dove ad esempio, un ex assessore provinciale, un ex – consigliere provinciale, un ex- capogruppo di partito e assessore comunale, sono il cuore di un grande progetto “civico”. Una giungla dove le piccole prede vengono prese ed utilizzate a consumo di strumentalizzazioni. Coinvolgono, raccontano favole, si rivolgono ai delusi da aspettative specifiche promettendogli un futuro di gloria, così come fa il fondamentalismo islamico con i propri martiri. Poi ci sono i vili, quelli che aspettano per capire dove buttarsi, sperimentando nuove forme di centro in attesa di come si muoverà il vento. Gli Alfaniani di noi altri insomma. In queste nubi, in questa ressa, dovremmo scegliere il futuro di Policoro, con chi spera di non dare punti di riferimento politici, dove le appartenenze dovrebbero giocare a nascondino senza il coraggio di essere chiari con i cittadini.

Ecco perché, prima ancora dei temi da affrontare, temi che sono sicuramente diversi dal 2012, dovremmo confrontarci sul chi siamo, su cosa abbiamo dato e cosa abbiamo preso dalla comunità, come ci poniamo davanti ai problemi reali che sicuramente non si risolvono con semplici e buonisti post su Facebook. Cosa abbiamo da raccontare ai nostri vicini, ai nostri colleghi, ai nostri amici?. Come la immaginiamo la nostra comunità?, riusciremo a partire dalla definizione stessa o avremo ancora voglia di soffiare sul fuoco, trovare colpe inesistenti e creare alibi ai soprusi ed agli interessi? Si saprà rispettare la dignità delle persone?….questi dovrebbero essere i primi temi da trattare se vogliamo veramente una città migliore.