Liberiamo La Basilicata, Italia Nostra ed EHPA Basilicata chiedono l'annullamento dell'autorizzazione per la realizzasione della cava di Monte Crugname a Melfi

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Schermata_2020-06-26_alle_12.04.04.jpgRichiesta alla Regione Basilicata, di annullamento in autotutela, dell’Autorizzazione V.I.A. del 27/4/2020 23AB.2020/D.00390 per la realizzazione di una Cava di 4.334.782 m3, ed una superficie di cava pari a 228.403 mq sul Monte Crugname a Melfi in area tutelata “Parchi”.

Con la presente le Associazioni Liberiamo La Basilicata, Italia Nostra ed EHPA Basilicata, il Comitato di Cittadini contro la realizzazione della Cava Monte Crugname in agro del Comune di Melfi e, con la condivisione a mezzo Interrogazione al Ministro dell’Ambiente, degli Uffici della Commissione Ecomafie XVIII legislatura a firma del Senatore Arnaldo Lomuti , nel preannunciare ricorso al Capo dello Stato contro l’Autorizzazione in oggetto e relativa richiesta di annullamento in autotutela da inoltrare al Governatore Vito Bardi della Regione Basilicata comunicano quanto segue: I Cittadini del Vulture Melfese e della Basilicata non hanno ricevuto alcuna informazione sulla procedura sebbene la stessa riguardi una delle aree più belle d’Italia e del Mondo ovvero il Parco del Vulture Melfese e la prospiciente Valle dell’Ofanto. Pertanto nel ribadire con forza la netta contrarietà alla realizzazione di un sito caveoso, che produrrebbe polveri sottili PM 10 e PM 2.5 che si depositerebbero in un area protetta, in una zona con la presenza di avifauna migratoria di specie protetta, nell’Unica area in Europa dove ancora insiste la farfalla BRAMHEA, nel bacino idrografico di acque minerali più importante di tutto il Sud Italia, quello di Monticchio è un opera che non si deve fare e che non si farà perché contraria alle leggi ed al buon senso.
Quanto è accaduto in piena pandemia e con tutte le attività chiuse da DPCM della Presidenza del Consiglio dei Ministri to della determina N. 23AB.2020/D.00390 del 27/4/2020 adottata dal Dipartimento Ambiente ed Energia, Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata, a mezzo della quale si è dato parere positivo di V.I.A. alla realizzazione di una Cava di quarzareniti sul monte Crugname in agro del Comune di Melfi rappresenta il contrario del senso stesso della democrazia. Infatti nel ricapitolare le operazioni burocratiche effettuate dai preposti uffici della Regione Basilicata tutte concentrate all’interno del Palazzo dal Dipartimento Ambientale, Territorio, Infrastrutture, Opere pubbliche e Trasporti (Ufficio Compatibilità Ambientale), al Dipartimento Presidenza (Ufficio Geologico), al Dipartimento Politiche Agricole e Forestali, al Sindaco di Melfi, alla Provincia di Potenza (Ufficio Ambiente), alla Autorità di Bacino della Puglia, alla Soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata; ci si rende immediatamente conto che non è stato dato spazio né ai cittadini che hanno più volte inoltrato pec ai preposti indirizzi senza aver ricevuto riscontro alcuno; fatto gravissimo ed intollerabile e soprattutto illegale in quanto si è violato la prevista informazione pubblica ai sensi della Convenzione di Aarhus di Copenaghen sull'accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l'accesso alla giustizia in materia ambientale", firmata nella cittadina di Aarhus, in Danimarca, nel 1998 ed entrata in vigore ratificata con la legge n. 108 del 16 marzo 2001; ma udite udite si è addirittura disatteso il confronto con il preposto Parco Naturale Regionale del Vulture una autentica follia Istituzionale. C’è chi vorrebbe far passare la cava con un piccolo puntino invisibile su un ampio territorio che ben si confonde con i boschi le foreste, i laghi, i tratturi regi e le sorgenti. In realtà stiamo parlando di un sito caveoso adibito a coltivazione mineraria di cava, di litotipi quarzarenitici, per un volume totale abbattuto di 4.334.782 m3, ed una superficie di cava pari a 228.403 m2, con autorizzazione allo scavo ed all’estrazione di ben 21 anni. L’area in cui è stata individuata ubicazione della Cava è dati alla mano, compresa nell’area contigua al Parco e conseguentemente soggetta a tutela Ambientale e Paesaggistica, ai sensi del Testo Unico sull’Ambiente ex “legge Galasso”: ai sensi infatti della lettera f) del 1° comma dell’art. 1 della legge n. 431/1985 <<sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della L. 29 giugno 1939, n. 1497: …. f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi>>.
L’area in questione invece possiede un patrimonio paesaggistico, naturalistico, storico-culturale ed archeologico di immenso valore per la comunità del Vulture e intera collettività da tutelare, preservare e valorizzare – è un corridoio ecologico funzionale distante soltanto 2.5 km dal sito comunitario, ZSC e ZPS Monte Vulture candidato oltrettutto al programma UNESCO Man and Biosphere, rientra nell’area contigua del Parco Regionale del Vulture, istituito per recepire i principi costituzionali di tutela ambientale e le finalità della legge quadro sulle aree protette 394/1991; da ricerche ed evidenze scientifiche è interessata dal tracciato dell’antica Via Appia Regina Viarum oltre alla presenza di una fitta rete di tratturi dove veniva a svolgersi la transumanza (Patrimonio Umanità Unesco) – tratturo Regio Melfi-Castellaneta, tratturello di San Guglielmo da Vercelli – tutelati da leggi e considerati i più importanti monumenti della storia economica e sociale dei territori e delle civiltà del Mediterraneo. Un paesaggio rurale storico e dalla forte identità culturale e territoriale lucana caratterizzato da tradizionali attività agro-silvo-pastorali con produzioni di qualità DOCG, DOC,IGP di Aglianico del Vulture, Olio “cultivar Oliarola del Vulture”, castagne “Marroncino di Melfi miele, cereali, prodotti lattiero-caseari di eccellenza e riconosciute in tutto il mondo. Per questi presupposti e ragioni le suddette associazioni chiedono Al sig. Governatore della Regione Basilicata di valutare e considerare attentamente l’alternativa zero (ovvero niente cava) per garantire un giusto sviluppo sociale economico ed ambientale del territorio del Vulture-Melfese a beneficio della Basilicata e di ANNULLARE IN AUTOTUTELA un dispositivo contrario ai suoi stessi divieti emessi nel periodo di grave emergenza covid19, che verifichi personalmente una procedura conclusa in violazione di leggi e regolamenti e che dia in modo definitivo la contrarietà alla realizzazione del sito caveoso così come già espresso dal Comune di Melfi che ha giustamente comunicato di procedere con ricorso al TAR Basilicata contro la VIA autorizzatoria emessa il 27 aprile us. Si allega alla presente l’interrogazione a firma del Senatore Arnaldo Lomuti membro della Commissione bicamerale ecomafie, e relativo comunicato stampa emesso il 25.6.2020

 

Interrogazione a risposta orale in aula
LOMUTI - Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare -
Premesso che:
in data 20/04/2017 la società Cementeria Costantinopoli Srl ha richiesto, in Basilicata, al Dipartimento Ambientale, Territorio, Infrastrutture, Opere pubbliche e Trasporti (Ufficio Compatibilità Ambientale), al Dipartimento Presidenza (Ufficio Geologico), al Dipartimento Politiche Agricole e Forestali, al Sindaco di Melfi, alla Provincia di Potenza (Ufficio Ambiente), alla Autorità di Bacino della Puglia, alla Soprintendenza per i beni archeologici della Basilicata, l’autorizzazione per il "Progetto di coltivazione mineraria di una cava di quarzareniti in località Monte Crugname, nel Comune di Melfi (PZ)";
il progetto inizialmente prevedeva cinque fasi per una durata di 40 anni, poi è stato ridotto a due fasi per 21 anni a seguito di nota dell'Ufficio Geologico della Regione del 22 novembre 2018; la documentazione è stata integrata molteplici volte a causa di richieste di integrazioni da parte dei vari enti nel corso di tre/quattro conferenze di servizio; in particolare il progetto prevede la coltivazione mineraria di cava, di litotipi quarzarenitici, per un volume totale abbattuto di 4.334.782 m3, una superficie di cava pari a 228.403 m2, da portare a termine nell’arco di 21 anni;
la Giunta della Regione Basilicata ha rilasciato Decreto autorizzativo della cava ( DPGR n. 121/2017 del 29/05/2017), subordinato all’ottenimento dei pareri favorevoli per l’autorizzazione finale alla cava, e con Determina del 27/04/2020 (n. 23AB.2020/D.00390) ha rilasciato la valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) per il suddetto progetto;
considerato che:
a parere dell'interrogante il progetto della Cava di Monte Crugname è da ritenersi un'opera di rilevante impatto, se si tiene conto che trattasi di area contigua al Parco Naturale Regionale del Vulture (zona SIC, ZPS e ZSC tutelata dalla direttiva Habitat e Rete Natura 2000). La zona rappresenta una delle aree naturalistiche e paesaggistiche più distintive della Basilicata, che conserva un importante patrimonio ambientale, un ecosistema delicato di biodiversità di flora e fauna; i territori contigui nonché il sistema collinare limitrofo costituiscono indubbiamente una protezione esterna del Parco, assicurandone l’integrità e la continuità ecologica;
tutta l’area area del Vulture è ricca di bacini e sorgenti di acque minerali, custodisce, infatti, il più grande bacino idrico d’Italia, detiene il 30% delle riserve nazionali, acque di fama internazionale ed il progetto della Cava rientra nel confine del bacino idrominerario del Vulture di cui alla DGR n.2665/2001 e ricade in una zona a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. n.3267 del 30.12.1923.
I proponenti hanno omesso nel progetto di affrontare l’argomento dei solventi di cava, senza calcolare l’impatto e le conseguenze che avrebbero sulle acque superficiali e sotterrane su medio e lungo termine e sul probabile inquinamento idrico, inoltre i rifiuti terrosi intrisi di solventi sono un rifiuto speciale con alti costi di smaltimento, che richiede siti idonei di stoccaggio, lontani da falde acquifere;
oltre a ciò l’attività estrattiva esige la realizzazione di opere complementari come l’apertura di strade poderali che richiedono disboscamenti per le realizzazioni di spiazzi per il parcheggio mezzi e siti di stoccaggio temporanei di inerti, piste di accesso, canali di scolo, piste di arrocco; la via erbosa di collegamento, tratturello interpoderale, acquisito come proprietà dai proponenti, che conduce nell’area dove è prevista la cava, attraversa aree naturali e dovrà essere adattata al passaggio di mezzi pesanti. A tal proposito si ricorda che la rete dei tratturi è sottoposta alla misure di salvaguardia della legge 1 gennaio 1939, n. 1089;
il territorio in questione è da sempre coltivato a ulivo, vite, castagni, ed è conosciuto per la produzione di vini pregiati. La particolare ventosità che interessa l'area inevitabilmente trasporterà le polveri di quarzareniti e le emissioni della cava sui suoli agricoli interessati dalla coltivazione dei detti vigneti di denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), oltre che sugli oliveti e castagni che da sempre sono per la città di Melfi un importante elemento di attrattività turistica e di economia dell’agroalimentare;
il 5 dicembre 2019 la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Basilicata ha ritenuto necessario sospendere l’espressione del parere in quanto dal punto di vista archeologico l'area in progetto, posta in posizione prominente rispetto alla valle dell’Ofanto, rientra in un comparto territoriale antico particolarmente rilevante per il paesaggio, attraversato da percorsi viari importanti come l’antica via Appia. Prospicente il fiume Ofanto, inoltre, si trova uno degli attraversamenti viari antichi, il cosiddetto Ponte dell’Olio, di età romana, sottoposto a vincolo archeologico con Decreto Ministeriale 05/12/1980;
altresì si evidenzia che la giunta comunale di Melfi in data 10 giugno 2020 ha deliberato che si disponga l’annullamento in autotutela della determina regionale del 27/04/2020, viste le circostanze e gli elementi emersi in ordine all’impatto che provocherebbe il progetto della cava;
l’ufficio geologico dello stesso comune con un parere del 20/12/2019 aveva precedentemente precisato che l’impianto di frantumazione non può essere realizzato nell’area di Monte Crugname perché appartiene alla categoria dell’industria insalubre come da DM 05/09/1994;
l’Ente Parco è stato escluso da ogni consultazione nonostante Monte Crugname sia un’area contigua quindi soggetta ad assicurare l’integrità e continuità ecologica e paesaggistica;
considerato infine che:
la V.I.A., con determina regionale, è stata rilasciata il 27 aprile 2020 in piena emergenza sanitaria Covid, ignorando quanto sancito dal D.L.18/2020 sulla sospensione dei termini ed effetti per tutti i procedimenti amministrativi in scadenza;
emerge in modo innegabile che al di là delle eventuali illiceità delle procedure autorizzative, il progetto di coltivazione mineraria provocherà un notevole, inaccettabile, nocivo e irrecuperabile impatto ambientale e paesaggistico, demolendo quasi 30 ettari di territorio con conseguenze negative anche sull’economia dei territori, sull’agricoltura e sui cittadini,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adoperarsi per un approfondimento delle osservazioni espresse e, nel caso, valutare la necessità di intervenire per fermare il progetto proposto dalla Cementeria Costantinopoli Srl.

 

NO ALLA CAVA DEI QUARZARENITI NEL VULTURE

“La cava dei quarzareniti nel Vulture non si deve fare”.
Lo ha dichiarato il senatore Arnaldo Lomuti, membro della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite rifiuti e illeciti ambientali, nell’illustrare l’interrogazione parlamentare per fermare il progetto di coltivazione mineraria di una Cava di quarzareniti in località Monte Crugname, nel Comune di Melfi (PZ).
“È un'opera di rilevante impatto - ha dichiarato poi il senatore lucano -, se si tiene conto che è contigua al Parco Naturale Regionale del Vulture (zona SIC, ZPS e ZSC tutelata dalla direttiva Habitat e Rete Natura 2000) e rappresenta una delle aree naturalistiche e paesaggistiche più distintive della Basilicata, oltre a svolgere una funzione di protezione esterna del Parco, assicurandone l’integrità e la continuità ecologica”.
Tutta l’area area del Vulture è infatti ricca di bacini e sorgenti di acque minerali, a costituire il più grande bacino idrico d’Italia con il 30% delle riserve nazionali a formare una zona a vincolo idrogeologico nella quale la Cava in questione avrebbe un effetto devastante. A partire dai solventi usati nelle cave e gli effetti che avrebbero sulle acque superficiali e sotterrane su medio e lungo termine e sul probabile inquinamento idrico. O sui costi stessi di gestione dei relativi rifiuti terrosi intrisi di solventi prodotti come residui delle attività di cava che andrebbero stoccati in siti idonei, lontani da falde acquifere.
“Oltre al fatto - interviene ancora Lomuti - che occorrerebbero opere complementari che richiederebbero disboscamenti, piste di accesso, canali di scolo, piste di arrocco e passaggi di mezzi pesanti. Come già accade per la centrale a biomassa del Mercure. Il tutto in un’area da sempre coltivato a ulivo, vite, castagni, ed è conosciuto per la produzione di vini pregiati, a rischio anche di inquinamento di polveri di quarzerinite trasportata dal vento”.
Il Senatore Lomuti fa inoltre notare alcune gravi difformità burocratiche. L’Ente Parco è stato escluso da ogni consultazione, nonostante l’importanza per il parco stesso dell’area di Monte Crugname, e la V.I.A., con determina regionale, è stata rilasciata il 27 aprile 2020 in piena emergenza sanitaria Covid, ignorando quanto sancito dal D.L.18/2020 sulla sospensione dei termini ed effetti per tutti i procedimenti amministrativi in scadenza.