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UNA MALATTIA DEL PROGRESSO: L’EROSIONE COSTIERA

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Le spiagge sono un sistema ambientale dotato di un equilibrio dinamico molto precario il cui controllo dipende da due fasi: l’erosione e il deposito.

Da tempo si discute in ambito scientifico sui fenomeni del dissesto idrogeologico, come l’erosione costiera, che anche in Italia ormai si manifestano con eventi impetuosi e rapidi ad andamento catastrofico, richiamando l’attenzione e la preoccupazione di istituzioni, politici, scienziati, tecnici e cittadini. Potenti modificatori del paesaggio, frutto della evoluzione umana, o meglio ancora, del progresso tecnologico, hanno accelerato il lento decorso dei fenomeni naturali in maniera travolgente e preoccupante. In molti casi l’uomo, nel corso del tempo, ha trasformato il territorio rendendolo molto più vulnerabile al verificarsi di eventi naturali distruttivi.
Purtroppo, in Italia negli ultimi 50 anni la dissipazione di risorse primarie e il non corretto uso del suolo hanno dato luogo a una situazione di diffuso degrado che contribuisce ad amplificare gli effetti dei fenomeni distruttivi di origine naturale. L’incidenza e la frequenza di tali fenomeni, è in aumento in tutto il mondo. In generale, le cause dell’incremento del degrado e dei conseguenti danni vanno ritrovate negli attuali modelli di sviluppo sociale ed economico che amplificano la vulnerabilità degli insediamenti caratterizzati da localizzazioni pericolose, forme insediative non idonee e disfunzioni organizzative. In particolare, l’erosione costiera è il risultato diretto e indiretto delle alterazioni del ciclo dei sedimenti determinate da cause naturali e antropiche.
I fenomeni erosivi costieri possono essere suddivisi in due categorie: l’erosione costiera a breve termine, di tipo reversibile, prodotta in genere dal trasporto di sedimenti verso il largo, associata alle mareggiate con periodicità stagionale e l’erosione costiera a lungo termine, dovuta normalmente a squilibri nel bilancio sedimentario originati dal trasporto solido litoraneo.
I fattori naturali hanno un ruolo predominante nell’erosione costiera, soprattutto nel lungo periodo. Quelli più importanti sono i venti e le mareggiate, le correnti vicino alle spiagge, l’innalzamento del livello del mare, l’abbassamento del suolo, definito subsidenza, e l’apporto liquido e solido dei fiumi al mare. L’azione distruttiva naturale operata dal mare è compiuta attraverso una serie di processi che comprendono la degradazione operata dalle acque marine al contatto con le rocce e i sedimenti dei litorali, l’azione meccanica legata all’urto delle onde sulla costa e l’azione di abrasione esercitata dai detriti presi in carico dalle onde e trascinati sul fondo o scagliati contro la costa. Le cause antropiche, cioè opera dell’uomo, includono l’utilizzo della fascia costiera per la realizzazione di infrastrutture e insediamenti abitativi, industriali e ricreativi, l’uso del suolo, l’alterazione della vegetazione, l’estrazione di acqua dal sottosuolo, la pulizia della spiaggia con mezzi meccanici, lo scalzamento e la distruzione della duna, i lavori per la regimazione dei corsi d’acqua e l’estrazione di inerti dai fiumi da utilizzare nell’edilizia. Tutte queste azioni antropiche destabilizzano i complicati e delicati equilibri che regolano la costituzione delle spiagge e la loro evoluzione, opere inserite generalmente senza particolari accorgimenti in un ambiente fortemente dinamico che spesso ne hanno modificato l’assetto. Il mare fa il suo mestiere e di conseguenza il moto ondoso determina un trasferimento di sedimenti dalla spiaggia emersa alla spiaggia sommersa durante le mareggiate, ma nel periodo di calma tali sedimenti ritornano verso riva. Il problema, dunque, non sono le mareggiate, ma le condizioni delle nostre spiagge.
Quindi è necessario evitare di contrastare eccessivamente i movimenti naturali delle acque marine, cercando di assecondarli il più possibile e di favorire la normale tendenza del mare al trascinamento dei materiali lungo l’arenile a opera delle correnti di riva.
In Italia su circa 8.000 chilometri di litorale, le coste basse sabbiose, quelle erodibili, coprono 3.770 chilometri, di cui 1.750 sono attualmente in erosione. Un vero disastro ambientale, paesaggistico, economico e sociale che nei prossimi anni diventerà ancora più urgente e importante studiare e comprendere nelle sue dinamiche per i cambiamenti climatici che già caratterizzano il Mediterraneo con l’innalzamento del livello dei mari e fenomeni meteorologici sempre più rilevanti.
La tutela delle coste è diventato un impegno imprescindibile a cui tutte le istituzioni non possono più sottrarsi. La strada da percorrere, per fronteggiare gli effetti del fenomeno dell’erosione costiera, dovrà necessariamente passare attraverso lo strumento della massima condivisione e della giusta conoscenza, del riutilizzo delle risorse naturali, della riduzione degli impatti antropici negativi al fine di giungere al massimo riequilibrio dei processi naturali. L’esperienza ci dimostra che la condivisione di obiettivi comuni favorisce lo sviluppo di sinergie che spinge tutti i soggetti coinvolti, politici, tecnici, ricercatori e cittadini, a fare ogni sforzo per il raggiungimento di un rapido e consolidato risultato. Le conoscenze tecnico scientifiche sono ampiamente dimostrate, ora occorrerà mettere in atto quegli strumenti operativi con cui poter concretamente avviare ogni tipo di intervento possibile, normativo e fisico, per poter garantire azioni di tutela e di salvaguardia su scala nazionale.
Come sempre, la natura e il clima sono la causa di normali processi evolutivi dell’ambiente, poi arriva l’uomo e prende il posto da protagonista: l’erosione costiera è una malattia a cui trovare rimedi, o meglio, azioni coraggiose e concrete per un reale cambio di passo.

Matteo Lai, fondatore di One World

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