
Nel capoluogo lucano, nella sala del Grande Albergo, il movimento politico Ora! ha promosso un convegno dal titolo eloquente: “Deposito unico di rifiuti: sicurezza energetica e opportunità per la Basilicata”. Al tavolo dei relatori erano presenti tecnici ed esperti del settore, tra cui un ingegnere della Sogin Spa, la società del Ministero dell’Economia incaricata di progettare e individuare il sito nazionale destinato al Deposito. Un’infrastruttura che molti, in regione, continuano a chiamare senza esitazioni “cimitero nucleare”, richiamando la stagione della mobilitazione di Scanzano Jonico, quando la comunità lucana si oppose alla decisione del Governo Berlusconi di collocare l’impianto a Terzo Cavone, a pochi passi dal mar Jonio. Una scelta allora validata proprio dalla Sogin. Quello spirito di resistenza è tornato a farsi sentire anche stavolta: mentre all’interno si discuteva di “opportunità”, all’esterno un presidio partecipato ha ribadito un no netto al progetto. A organizzare la protesta sono stati Cgil, Avs, Pd, M5s, WWF, Arci, Libera e Comitato per la Pace Potenza, insieme a cittadini e amministratori locali. Numerose anche le prese di posizione istituzionali e politiche contro l’ipotesi di ospitare il deposito in Basilicata. Tra queste, quella del sindaco di Rotondella, comune che già convive con il sito nucleare dismesso Itrec della Trisaia: “Ho ritenuto doveroso essere presente per informare la cittadinanza. Ho ribadito ancora una volta le ragioni del no al deposito unico in Basilicata e al ritorno al nucleare”. Sul fronte politico, l’ultima dichiarazione contraria è arrivata da Basilicata Casa Comune, che ha definito l’operazione “l’ennesima decisione calata dall’alto”. La contestazione non riguarda soltanto la proposta energetica, ma anche il metodo. Secondo i promotori del presidio, il governo starebbe imponendo una transizione ecologica “di facciata”, che ripropone vecchie logiche di sacrificio territoriale. Il segretario generale dello Spi Cgil, Angelo Summa, ha parlato di iniziativa “estranea alle soggettività politiche lucane” e di un’operazione “gravissima sulla testa dei cittadini”, denunciando l’ennesimo tentativo di utilizzare la Basilicata come terra di scorie. Summa ha ricordato che la regione ha già dato molto in termini energetici e che è tempo di investire le royalty del petrolio per costruire un modello alternativo fondato sulle rinnovabili. Ha concluso sottolineando che la Basilicata non può essere privata della propria democrazia decisionale:“I cittadini devono essere protagonisti, come dimostra la mobilitazione in piazza”. In prima fila anche le amministrazioni dei territori coinvolti nella mappatura dei siti idonei. Tra loro Viviana Cervellino, sindaca di Genzano di Lucania, comune in cui sono state individuate cinque aree potenzialmente compatibili con il deposito. La sindaca ha spiegato che la presenza al presidio serve a ribadire la contrarietà totale della comunità e dei colleghi che vivono la stessa situazione. Da anni, ha ricordato, i Comuni lavorano per informare i cittadini in modo scientifico sui rischi reali del deposito. Ciò che lascia più perplessi, ha aggiunto, è la scarsa trasparenza sulle scorie ad alta intensità, una parte del progetto che viene sistematicamente “mascherata” dietro la presunta temporaneità dello stoccaggio, evitando così una regolamentazione chiara. Il territorio, ha concluso, chiede rispetto e dignità, e una discussione che non eluda i nodi più delicati del progetto.
