
Matera, 21 settembre 2026
Rivolgo il mio saluto alle illustrissime Autorità civili, militari e religiose, alle associazioni combattentistiche, all’ANPI, alle rappresentanze sindacali, al mondo della scuola e a tutti voi che avete voluto essere qui, questa mattina.
Ci ritroviamo, come ogni anno, in un giorno che è, allo stesso tempo, una ferita e un vanto della nostra città. L’83° anniversario dell’insurrezione del 21 settembre 1943 ci richiama a un dovere semplice e insieme grande: ricordare.
Ricordare con la commozione che si deve a chi ha pagato con la vita il prezzo della libertà, e con la lucidità che si deve alla storia, perché il ricordo non resti soltanto emozione, ma diventi consapevolezza.
Quel giorno Matera pagò un prezzo altissimo: diciotto cittadini caduti nelle strade della città e ventisei vittime complessive in quelle drammatiche ore di rivolta contro l’occupante nazista. Uomini e donne, spesso giovanissimi, che si opposero all’ennesimo saccheggio della propria città e al tentativo dei nazifascisti di lasciarla al buio, assediando il palazzo dell’elettricità prima di andarsene.
Materani che scelsero di non lasciarsi depredare della propria terra, delle proprie risorse, della propria luce. Per questo Matera fu la prima città dell’Italia meridionale a insorgere contro l’oppressione nazifascista: un primato di coraggio di cui questa comunità ha ogni diritto di essere fiera, e che dobbiamo continuare a raccontare, perché diventi patrimonio comune e non soltanto pagina di un libro.
Lo dobbiamo alle nuove generazioni, prima di tutto. Perché conoscere la propria storia significa sapere chi si è e dove si è diretti, ed evitare di ripetere gli errori del passato. E lo dobbiamo anche al tempo che passa: sono sempre di meno le voci di chi quei giorni li ha vissuti sulla propria pelle, e sempre di più la responsabilità che ricade su di noi nel custodire quella memoria e trasmetterla con onestà intellettuale, senza retorica e senza sconti.
Lo facciamo, quest’anno, in un contesto internazionale che non possiamo far finta di non vedere. Guerre che insanguinano l’Europa e il Mediterraneo, conflitti che sembravano appartenere ai libri di storia e che invece tornano a bussare alla porta dell’attualità, tensioni che rimettono in discussione confini, diritti, vite umane.
Proprio per questo la memoria del 21 settembre non è un rito che si esaurisce in un giorno: è un argine. È il ricordo di cosa accade quando la violenza prevale sul diritto, e di quanto valga la pena resistere, anche a costo della vita, perché quel prevalere non diventi la norma. La Resistenza materana ci parla ancora oggi, con la stessa urgenza di allora.
Su quelle radici è cresciuta la nostra Costituzione, che non è un testo da citare nelle occasioni solenni e poi archiviare, ma la casa comune dei nostri diritti e dei nostri doveri: libertà, eguaglianza, solidarietà, pace, lavoro. Valori che vanno difesi ogni giorno, nelle scelte piccole e grandi, perché la Resistenza, lo dico soprattutto ai più giovani qui presenti, non è un evento concluso ottantatré anni fa: è un atteggiamento che ci riguarda ancora, oggi.
E in questo, consentitemi una riflessione che sento vicina al ruolo che rappresento. L’insurrezione del 21 settembre non fu il gesto isolato di pochi, ma la reazione di una comunità che seppe restare unita nel momento più difficile. Quello stesso spirito di unità deve continuare a guidare la Provincia che ho l’onore di presiedere: un Ente che, pur tra difficoltà e incertezze istituzionali, resta il punto di raccordo tra i Comuni del nostro territorio, dalle città alla costa jonica, dal materano al metapontino. Come allora l’unità dei materani fu la loro forza, così oggi il compito della Provincia è essere luogo di coesione, di prossimità, di servizio, perché questo territorio cresce solo se cresce insieme.
Ai giovani che oggi sono qui, e a quelli che ci guardano dalle loro classi, voglio ripetere le parole che negli anni sono risuonate su questo stesso sagrato: non lasciatevi mai depredare della vostra terra, delle vostre energie, dei vostri sogni. Non permettete a nessuno di lasciarvi al buio. Difendete con le unghie e con i denti ciò in cui credete, come fecero i vostri coetanei di allora, e sarete donne e uomini liberi in un mondo libero.
Che la luce del 21 settembre continui a guidarci.
Viva la democrazia, viva Matera, viva l’Italia!
