
La recente passerella lucana di Carlo Calenda, giunto in Regione con la consueta arroganza di chi pretende di impartire lezioni a tutti, ha mostrato ancora una volta il volto peggiore della politica spettacolo. Tra la presentazione dell'ennesimo libro e comizi d'occasione, il leader di Azione si è spinto in analisi superficiali sullo stabilimento Stellantis di Melfi, rivelando più un livore e un rancore personale nei confronti della dirigenza industriale — che affonda le sue radici nei mancati rinnovi d'incarico ai tempi della Ferrari — che una reale conoscenza delle dinamiche manifatturiere.
Sconcerta, inoltre, l'atteggiamento paternalistico tenuto nei confronti dei sindacati lucani. Le rappresentanze dei lavoratori della Basilicata (CGIL, CISL, UIL) vivono quotidianamente la realtà della fabbrica e dell'indotto, conoscendo a fondo le criticità e i sacrifici della transizione. Invece di ricevere consigli errati e allarmismi da chi usa il territorio come cassa di risonanza mediatica, dovrebbero essere proprio i sindacati lucani a salire in cattedra e dare lezioni a Calenda su cosa significa gestire la riconversione industriale sul campo.
Invocare dazi o rimpiangere i volumi della Grande Punto e della Lancia Ypsilon significa ignorare completamente l'evoluzione del mercato dell'automotive. L'intero comparto europeo sta affrontando l'impatto devastante dei competitor asiatici. La risposta strategica guidata dal Presidente John Elkann e dall'Amministratore Delegato Antonio Filosa non si basa sulla demagogia, ma su decisioni industriali precise: l'integrazione di nuove piattaforme e la partnership globale con Leapmotor per intercettare le nuove tecnologie senza subire l'aggressione del mercato.
Lo stabilimento di Melfi è al centro di una trasformazione epocale basata sulla nuova architettura multi-energia STLA Medium, concepita per ospitare pacchi batteria ad alta densità energetica e propulsioni di nuova generazione. L'assegnazione dei 5 nuovi modelli di segmento medio-superiore (D-SUV e C-SUV) per marchi globali come DS (inclusa la DS 8), Lancia (con la nuova Gamma) e Jeep (nuova Compass) rappresenta un salto di qualità verso produzioni ad alto valore aggiunto. Pensare di misurare il futuro di Melfi con le metriche produttive degli anni '90 dimostra una totale assenza di basi tecniche ed economiche.
Ad accompagnare Calenda in questo tour c'è Marcello Pittella, perfetto interprete del trasformismo politico locale. Pittella continua a muoversi come un camaleonte: alleato del centrodestra per occupare la poltrona di Presidente del Consiglio Regionale, ma pronto a schierarsi a sinistra o al centro nei consigli comunali a seconda delle convenienze del momento. Un'ambiguità permanente che sfrutta i ruoli istituzionali come merce di scambio, senza aver mai lasciato un'impronta di sviluppo concreto per il popolo lucano.
In questo quadro di incertezza, il silenzio del Presidente Vito Bardi appare inaccettabile. Bardi continua a subire il gioco dei "due forni" di Azione senza pretese di chiarezza. La Basilicata e l'area industriale di Melfi hanno bisogno di un governo regionale forte e autorevole, non di un'amministrazione paralizzata dalla paura di scontentare alleati a metà. Se Bardi vuole davvero essere la guida che ha promesso, pretesa una presa di posizione netta e dimostri con i fatti come intende tutelare operai, aziende dell'indotto, artigiani e famiglie lucane.
Donato Pessolano
