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NASCE IL NUOVO LIBRO SUL CANTASTORIE LUCANO MIMMO RAGO. EDVIGE CUCCARESE PUBBLICA “MIMMO RAGO AEDO E ARTISTA NAIF”
Mimmo Rago aedo e artista naif, è il titolo del libro che la scrittrice ingegnere, nonché amica fraterna dell’artista di Valsinni, Mimmo Rago, scomparso a gennaio 2025 gli ha voluto dedicare nel mese della sua nascita (era nato a giugno).
A sei mesi di distanza dalla dipartita, il cantore di Isabella Morra e non solo, rivive nelle pagine di un nuovo scritto che lo riguarda. Edvige, ha attinto dai documenti che Mimmo stesso le aveva consegnato tempo fa ed è venuto fuori un lavoro che completa il primo libro “L’ultimo archetipo cantastorie, Mimmo Rago di Favale – Valsinni” del 2016. Mentre il primo è più a carattere biografico, il secondo parla delle peculiarità artistiche. A tratti è un libro anche commemorativo, pubblicato post – mortem, dando spazio anche a testimonianze di amici e conoscenti che lo hanno apprezzato e stimato.
La storia dell’artista Mimmo Rago, dunque, si raccoglie in questi due volumi e l’autrice sente di aver abbracciato i vari aspetti di questo amico straordinario.
L’autrice ha dichiarato: “Siamo nei giorni che precedono l’inizio degli spettacoli nel borgo di Valsinni, dove Mimmo si esibiva da tanti anni, è il primo anno senza di lui e lo voglio ricordare con questo libro. Sono certa che da lassù ne è felicissimo”.
Dalla prefazione del giornalista e scrittore Pasquale Montesano: Le immagini che di solito mi sovvengono quando succede di pensare o di ricordare Mimmo Rago, sono legate alle manifestazioni nelle calde serate agostane de “L’Estate di Isabella”, al viaggio sentimentale “Il borgo racconta”, nel quale il menestrello e il cantastorie sono gli assoluti protagonisti, autentici operatori culturali del Parco intitolato a Isabella Morra/ Mimmo, attento cultore di tradizioni popolari, impersonava il cantastorie, che con i suoi versi, racconti, ballate e canzoni era un po’ l’anima del borgo antico/ Le sue “pietre parlanti” dalla doppia personalità: il volto dell’umanità, della fatica quotidiana da un lato, quello della cattiveria, della diffidenza e dell’emarginazione dall’altro. A chi gli chiedeva cosa volessero rappresentare quelle sembianze, soleva rispondere: “Quello che ognuno crede di vedere o di non voler vedere”.