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UN_PADRE_QUALUNQUE.jpgC’è un esercito invisibile che cammina tra noi. Non occupa le prime pagine dei giornali, non cerca il "like" facile, non urla nei talk show. Sono gli uomini e le donne delle quinte: quelli che reggono il peso degli eventi, che tessono la trama della politica vera, quella del fare, e che alimentano la crescita sociale ed economica di un luogo senza chiedere il conto.
Lavorano per la felicità altrui, mossi da un amore per la bellezza che non è estetica, ma etica. Eppure, questo mondo sembra averli dimenticati.

Perché non li vediamo? Forse perché siamo troppo occupati a inseguire i falsi miti, le mode inutili, quelle catene invisibili che accettiamo di indossare pur di non sentirci esclusi. Ci hanno venduto l'idea che la libertà sia apparire, che la democrazia sia un palcoscenico di scene ben costruite ma prive di midollo.
"Tutto il resto è chiacchiera di circostanza. La storia, quella vera, la scrive chi suda nel silenzio, chi produce buon senso mentre il mondo intorno produce rumore."
Oggi viviamo un paradosso atroce: siamo diventati una società di idioti istruiti e informatizzati. Abbiamo più lauree che mai, eppure ci stiamo svendendo al peggior offerente. Un tempo, uomini con la terza elementare e le mani callose hanno reso grande questa nazione con il solo potere della dignità e della visione. Oggi, siamo diventati i "camerieri del mondo", smarriti in un labirinto di schermi, senza anima e senza spirito.

La nostra amarezza nasce anche da qui: abbiamo rinunciato alla responsabilità più grande, quella di generare futuro. Preferiamo la compagnia silenziosa di un animale domestico al pianto e alla sfida di un figlio. Non è un attacco agli animali, ma una riflessione su quanto ci siamo svuotati. Abbiamo paura della vita, della sua fatica, della sua carne. Siamo diventati zombie che mostrano sorrisi di plastica sui social, mentre nel cuore portiamo il gelo della solitudine.

Ma allora, è tutto perduto? No.
La rabbia che provo è figlia di un amore profondo. La malinconia è il segno che sappiamo ancora distinguere il bene dal male. Guardo i nostri figli: a volte ci sembrano assenti, persi nei loro mondi digitali, ma io credo che siano più intelligenti dei loro genitori. Hanno capito, forse meglio di noi, che questo sistema è al collasso. Spero che la nostra generazione, con le sue ipocrisie e i suoi fallimenti, si faccia da parte presto, lasciando loro lo spazio per ricostruire sulle macerie che abbiamo lasciato.
Morire di speranza, dice qualcuno. Forse è l'unico modo per non dare tutto per perso. Nonostante l'indifferenza che subiamo, nonostante il dolore del vedere il buon senso calpestato, io resto qui.
* Orgoglioso della mia famiglia.
* Orgoglioso della mia donna e dei miei figli.
* Felice, nonostante tutto, di aver vissuto questa vita.
Perché la sostanza, alla fine, non la trovi nelle luci della ribalta, ma nel calore di un abbraccio vero e nella consapevolezza di aver fatto la propria parte, anche se nessuno ci ha mai mostrato riconoscenza.
Un abbraccio a chi ancora resiste.
Un Padre qualunque, onesto, vero, generoso
Nicola Decio Dimatteo