Cicala non ha più la fiducia di Coldiretti?
Noi lo avevamo detto. Lo dicevamo quando ci chiamavano disturbatori, quando qualcuno rideva, quando qualcun altro — in silenzio — ci temeva. Avremmo preferito sbagliarci. Ma non festeggiamo. Perché nel frattempo abbiamo perso tutti.
Il 16 ottobre Coldiretti scende in piazza a Potenza. Contro lo stesso sistema che ha costruito. Contro lo stesso metodo che ha difeso. Contro gli stessi tavoli a cui sedeva. Contro la stessa gestione che sosteneva ancora dieci giorni fa, ancora durante la crisi idrica, ancora ieri.
Non è una notizia. È una sentenza. Il protagonista principale dell’agricoltura lucana — chi ha gestito quel sistema, chi ne è stato il pilastro per anni — certifica pubblicamente che ha fallito. Non lo diciamo noi. Lo dice chi c’era dentro.
Questo cambia tutto.
In qualsiasi azienda sana, quando un modello fallisce, chi lo ha gestito si fa da parte. Non per punizione. Per rispetto — verso chi ha aspettato, verso chi ha creduto nelle promesse, verso chi ha pagato il prezzo di scelte sbagliate.
Le nostre richieste sono tre. Chiare. Non negoziabili.
Primo: le dimissioni di Cicala. È coerenza, non vendetta.
Secondo: un cambio reale di metodo. Non un tavolo verde 2.0 con le stesse persone e gli stessi riti. Obiettivi misurabili, responsabilità chiare, risultati verificabili. Entro tempi certi.
Terzo: risposte concrete. Caro carburante. Danni da maltempo mai risarciti. Fauna selvatica. DPI e corsi di formazione a carico delle aziende. Caporalato. Non promesse. Atti.
La Basilicata agricola non ha bisogno di un nuovo inizio simbolico. Ha bisogno di un nuovo inizio reale. Non comincia con un tavolo. Comincia con una scelta.
Speriamo che il 16 ottobre sia chiaro a tutti cosa significa.
Coordinamento Agricoltori Basilicata
