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Ieri l’assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, ha annunciato il nulla osta ministeriale al progetto esecutivo della diga del Rendina. Bene. Anzi, benissimo. Un plauso va a tutti quelli che ci hanno lavorato: agli assessori che si sono succeduti, vecchi e nuovi, ai tecnici, agli uffici. Perché il Rendina non nasce ieri. Il risveglio del progetto avviene nel 2019, grazie all’allora assessore Donatella Merra. Poi i primi 43 milioni nel 2021 e, nel 2023, una copertura che supera i 113 milioni.

Ma diciamolo chiaro: non è ancora acqua nei campi, è il via libera alla gara d’appalto. In mezzo ci sono l’aggiudicazione, i cantieri, i collaudi. E anni, se nessuno corre. Nessuna epopea, quindi: è il minimo che si possa fare per il Vulture-Melfese.

Puntuale come un orologio svizzero, si è fatta sentire anche la soddisfazione di Coldiretti. Sempre lo stesso tempismo: a percorso già avanzato. Il copione ormai lo conosciamo a memoria. Quando c’è da protestare, Coldiretti è altrove. Quando c’è da applaudire, il rimorchio è già prenotato. È successo con i 25 milioni annunciati e, a oggi, mai visti. Succede ora con il Rendina. Cambia il titolo, non il film.

Agli agricoltori non interessa chi mette il cappello sul risultato. Interessano i tempi. Per questo, con spirito di collaborazione, ci permettiamo qualche suggerimento. Sarebbe utile conoscere il cronoprogramma dei lavori. Sarebbe utile un momento di confronto con chi l’acqua la userà. E, se servirà, siamo disponibili a raccogliere i fabbisogni idrici delle aziende del territorio. Seguiremo il percorso passo dopo passo.

La festa? Solo e soltanto quando la diga sarà terminata e l’acqua scorrerà nei campi. Quel giorno saliremo tutti sul rimorchio, volentieri. Il colore lo lasciamo scegliere agli altri. Fino ad allora: meno passerelle, più cantieri.

I conti li sappiamo fare. E sappiamo anche presentarli.

Coordinamento Agricoltori Basilicata