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La comunicazione della fiat di apertura della cassa integrazione non solo per la linea punto che dura da mesi, ma anche x la linea 500X e jeep non è un segnale positivo, non solo per i lavoratori, ma per tutti i cittadini lucani e non solo. Infatti, sono appena trascorsi circa due anni dall’assunzione di circa 1700 lavoratori con lo Jobs Act e quindi con il consistente contributo dello stato, e la Fiat già scarica sulla collettività i costi della fermata a seguito della diminuzione delle vendite.
Un’azienda, la fiat, che non paga le tasse sugli utili in Italia, non applica il CCNL dei metalmeccanici, ma si è stipulato un contratto tutto suo con la colpevole complicità di alcune organizzazioni sindacali, si fa finanziare il campus a Melfi dalla regione e la ricerca dallo stato in altri stabilimenti, e cosa ancora più grave cerca di lasciare la Costituzione fuori dalla fabbrica. Di fronte a tutto questo, un governo poco poco autorevole dovrebbe convocarla in sede ministeriale e pretendere risposte sugli assetti produttivi degli stabilimenti italiani a partire da quelli come melfi ampiamente sostenuti finanziariamente.
Non basta chiedere la sostituzione del modello della punto, bisogna difendere la occupazione principalmente rivendicando scelte di politica industriale capaci di incontrare le richieste del mercato offrendo prodotti innovativi a partire da quelli che vanno incontro ai bisogni di risparmio e riduzione delle emissioni, come stanno facendo le altre case automobilistiche.
Con l’inizio della cassa integrazione, che tra l’altro avviene in un periodo (inizio anno) in cui il mercato ha sempre dato segnali positivi a seguito del fatto che chi deve comprare la vettura alla fine dell’anno rinvia l’acquisto all’anno nuovo; non si prospetta un futuro positivo.
Alla luce di tutto ciò, fermo restando il confronto sindacale, non è più rinviabile un intervento della politica a tutti i livelli, evitando di apparire solo dietro alle foto di Renzi che viene a Melfi, per poi non intraprendere alcuna iniziativa congiuntamente alle altre regioni per pretendere risposte dalla fiat sulla sua strategia industriale nel nostro paese.
Infine, sotto l’aspetto più squisitamente logistico, è da augurarsi un intervento dell’assessore competente per evitare ai lavoratori dell’indotto che non avranno fermo produttivo di poter usufruire dei trasporti dai comuni all’area industriale di Melfi, considerato che in passato, con le fermate di sata si è registrata la sospensione delle corse e quindi del servizio a lavoratori che regolarmente avevano pagato l’abbonamento. Per alcuni potrebbe questa apparire una banalità. Non lo è per chi guadagna 1200-1300 euro al mese e pur avendo pagato un servizio deve sostenere altri costi.
Potenza 30 gennaio 2017
Giannino Romaniello consigliere gruppo misto di opposizione