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Penso ad Antonio Luongo ad un anno dalla sua scomparsa, e mi vengono in mente due parole per provare a descrivere ciò che sento. La prima è "amicizia". La nostra è stata vera, lunga, contrastata, bellissima. La sua mancanza mi invita a riflettere ogni giorno su molte cose, su cosa ci saremmo detti oggi, su cosa abbiamo fatto e su cosa avremmo potuto ancora fare insieme. La seconda è "politica", che non è stata altra cosa dalla nostra vita. C'è una generazione, prima della nostra, che ha fatto politica per molto tempo, senza quasi riuscire ad immaginare uno spazio individuale privato. Oggi, invece - ce lo dicevamo spesso con Antonio nell'ultimo periodo - si ha la sensazione che la politica non sia tutto (e questo è un bene), ma soprattutto che l'impegno politico sia destinato a durare per un tempo più breve, per poi esaurirsi. E magari sarebbe bello concentrare, in questo tempo breve, le qualità che Antonio ha sempre portato con impegno e disinteresse nella politica lucana: la capacità di "muovere le cose" innovando, di guardare le forze in campo, di sentire le ragioni di tutti, di stare sempre vicino ai ceti sociali più deboli e all'interesse generale.