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Dal 22 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, Matera sarà al centro della scena internazionale della fotografia e delle arti visive grazie alla decima edizione di MIPphest – Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive, ideato da Antonello Di Gennaro, che ne firma la direzione artistica. L’edizione 2026 prosegue con la seconda parte del progetto Orizzonti Fluidi, sviluppando ulteriormente un percorso che mette in dialogo pratiche artistiche, fotografia contemporanea, ricerca e approccio transdisciplinare.
Un’edizione che si inserisce in una piattaforma culturale sviluppata in dieci anni, durante i quali il MIP – Matera International Photography ha costruito una progettualità capace di intrecciare la fotografia autoriale internazionale, arte contemporanea, ricerca e territorio, in una città, Matera, luogo di cultura millenaria, trasformandola in un laboratorio permanente e trasformativo costruendo una relazione tra dimensione locale e ricerca internazionale, che ha definito nel tempo una presenza sempre più riconoscibile del MIP nel panorama della cultura contemporanea.
È in questa prospettiva di apertura e di confronto tra competenze diverse che il percorso del MIP si arricchisce anche questo anno, di un gruppo curatoriale che affianca il direttore artistico e riunisce professionalità nei campi della fotografia, dell’arte contemporanea, della storia dell’arte e della formazione. Ne fanno parte: Antonio Bergamino, responsabile di Foto Diego Academy; Carla Cantore, docente di fototerapia presso il Master Universitario di II livello in Neuroestetica del Dipartimento di Medicina dei Sistemi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e curatrice di arti visive; Fiorella R. Fiore, storica dell’arte PhD e docente; Costabile Guariglia, curatore e docente; e Nicola Iannaccone, direttore tecnico di Foto Diego.

Orizzonti Fluidi nasce da una domanda che è insieme geografica e culturale: e se il Mediterraneo non fosse soltanto un mare, ma una dimensione capace di attraversare luoghi, memorie e comunità?
Il festival sceglie di spostare lo sguardo dalla rappresentazione consueta del Mediterraneo verso una dimensione più stratificata e meno immediatamente riconoscibile. Un Mediterraneo che non coincide soltanto con una geografia, ma con un sistema di relazioni fatto di tracce, migrazioni, sedimentazioni, conflitti, appartenenze e possibilità d’incontro.
È in questa prospettiva che il progetto dialoga con Terre Immerse, il programma culturale di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, e che trova nella città il proprio terreno naturale. A Matera il Mediterraneo non è soltanto ciò che si trova oltre l’orizzonte: è inscritto nella pietra, nelle architetture, nelle cavità, nei paesaggi e nelle pratiche che hanno costruito nel tempo l’identità del territorio.
L’archivio apre una prima dimensione di ricerca nella proposta di questa edizione, attraverso l’esposizione Archivi Ritrovati – II edizione, nata da una prospettiva di Carla Cantore tra arte, percezione e processi cognitivi e ospitata negli spazi dell’Archivio di Stato di Matera, che riattiva una parte della memoria fotografica ed editoriale del MIP attraverso opere, pubblicazioni poco note e recuperi inattesi. Da qui prende forma una costellazione di sguardi di autori italiani e internazionali come Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Andrea Botto, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Mario Cresci, Giovanni Chiaromonte, Antonello Di Gennaro, Marco Introini e Andrea van der Straeten, insieme a quelli di numerosi altri fotografi appartenenti a generazioni e percorsi di ricerca differenti, componendo una vera e propria geografia dello sguardo che, a partire da Matera, si estende alla Basilicata, al paesaggio italiano e al Mediterraneo.
L’archivio si configura così non più soltanto come luogo della conservazione, ma come uno spazio vivo, nel quale le immagini possono essere nuovamente interrogate e il passato tornare a entrare in relazione con il presente e a proiettarlo verso il futuro. In questo processo, anche il libro assume un ruolo centrale: da Lucania ’61 a Viaggio in Italia, fino ai progetti dedicati alla città, come Matera. La storia non si ripete ma si pone in rime e Verso il Mediterraneo, le pubblicazioni restituiscono una storia dello sguardo sul territorio italiano e sulle sue trasformazioni. Il libro diventa così, a sua volta, uno spazio di ricerca e di relazione, capace di mettere in dialogo immagine, memoria e contemporaneità.
È proprio in questo spazio di confronto che l’Archivio di Stato acquista una funzione contemporanea: non certificare ciò che è stato, ma produrre nuove possibilità di interpretazione. La sede dell’Archivio di Stato di Matera rende questa condizione particolarmente evidente. Il luogo della conservazione documentaria diventa parte del progetto e si apre a un confronto tra diverse forme di memoria: quella istituzionale dei documenti e quella mobile delle immagini, dei libri e delle pratiche artistiche. L’archivio non è quindi soltanto il contenitore della mostra, ma il contesto concettuale nel quale il progetto trova la propria necessità, sottolineando l’importanza di questo luogo della conservazione della memoria che svolge la funzione di sedimentazione dei valori del territorio.
Da qui il festival procede verso il paesaggio, la memoria e la tecnologia. La mostra Pompei | Architetture dello sguardo con le fotografie di Antonello Di Gennaro e a cura di Fiorella R. Fiore invita a riflettere sulle modalità di osservare uno dei luoghi che, come Matera, è oggetto di una sorta di “feticismo visuale” da parte di chi la visita, portando al centro concetti quali la transumanza culturale e le stratificazioni, focalizzandosi indirettamente su molti temi propri tanto della pratica artistica quanto di quella archeologica, legati all’atto di catalogare, archiviare e, soprattutto, custodire.
Il MIP – Matera International Photography, grazie alla consolidata collaborazione con FotoDiego e Sony Italia, porta per la prima volta a Matera la mostra dei Sony World Photography Awards 2026. Curata da Antonello Di Gennaro e Antonio Bergamino, l’esposizione presenta una selezione di immagini vincitrici e finaliste dell’edizione 2026 del prestigioso concorso internazionale organizzato dalla World Photography Organisation. Un percorso che restituisce al pubblico una panoramica sulle diverse direzioni della fotografia contemporanea, attraverso opere capaci di interrogare il presente, interpretarne le trasformazioni e restituirne la complessità attraverso lo sguardo dei fotografi.
Giunti alla XIX edizione, i Sony World Photography Awards si confermano tra gli appuntamenti internazionali più rilevanti dedicati alla fotografia contemporanea. L’edizione 2026 ha raccolto oltre 430.000 immagini provenienti da più di 200 Paesi e territori, consolidando la vocazione del premio a mettere in dialogo generazioni, culture e pratiche fotografiche differenti. Un panorama internazionale nel quale convivono ricerca autoriale, documentazione, sperimentazione e nuove forme di narrazione visiva, a testimonianza di un linguaggio fotografico in continua evoluzione.
Tra le opere protagoniste della mostra figurano anche quelle di Citlali Fabián, vincitrice del titolo di Photographer of the Year 2026 con il progetto “Bilha, Stories of my Sisters”; e María Fernanda García Freire secondo posto nella sezione Latin America Professional Award Latin America Professional Award ed è entrata nella shortlist della categoria Perspectives (Professional Competition) dei Sony World Photography Awards 2026 con il progetto Study on Flying. In esposizione, tra gli altri, anche gli italiani che si sono posizionati sul podio nelle categorie del premio Professional: Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni, vincitori della categoria Ritratto con la serie “The Faithful”, Matteo Trevisan al secondo posto della categoria Ambiente con la serie “Jinê Land: Where Women Keep the Earth Alive”.
Ma Orizzonti Fluidi non si limita a portare le immagini negli spazi espositivi. È la città stessa a diventare parte del dispositivo curatoriale.
Chiese, ipogei e architetture storiche vengono assunti come luoghi nei quali le opere possono confrontarsi con una memoria già inscritta nella materia. In Iter Facere, progetto ideato e curato da Costabile Guariglia, la Chiesa di Santa Maria de Armenis, spazio affidato all’associazione Fede e Tradizione, accoglie le opere di Gianni Grattacaso, Francesca Di Martino, Mina Di Nardo, Donatella Mazzoleni, Renata Petti e Nella Tarantino, che affrontano il tema del viaggio, legandolo alla storia della diaspora e alle questioni dell’identità e dell’appartenenza. Il movimento evocato dal titolo — fare strada, attraversare, procedere — diventa una condizione esistenziale oltre che geografica.
Nell’Ipogeo MateraSum sarà realizzato un intervento site-specific, in collaborazione con Itinerando al Sud – Matera, per Dove il tempo sedimenta, degli artisti Anna Crescenzi e Raffaele Boemio
a cura di Carla Cantore, che mette in dialogo le ricerche degli artisti con la materia stessa dello spazio. Qui la stratificazione assume una dimensione concreta: la terra scavata, le tracce dell’agire umano e la profondità dell’architettura trasformano l’ipogeo in un archivio fisico, nel quale natura, memoria e contemporaneità entrano in relazione.
Il tema dell’attraversamento torna nel Opera in bilico in attesa di caduta di Costabile Guariglia, installazione ispirata al Tuffatore di Paestum, affidata alla curatela di Carla Cantore sarà allestita presso la Chiesa del Purgatorio custodita dalla cooperativa Oltre l’Arte. Il gesto del tuffo diventa metafora di una soglia: tra partenza e approdo, vita e morte, immersione e migrazione. La figura umana, i materiali stratificati, lo specchio liquido e il paesaggio sonoro costruiscono un’esperienza nella quale il Mediterraneo appare come uno spazio di isolamento e transito.
E infine il mare reale, quello del lavoro e delle comunità, a emergere in Nero Mare di Antonio Bergamino. Attraverso la vita e il lavoro dei pescatori, la fotografia torna a interrogare il rapporto tra luogo, comunità e memoria, concentrandosi su un patrimonio culturale fragile e sulle trasformazioni che investono le comunità legate al mare. Il progetto, con l’apporto curatoriale di Nicola Iannacone, accentra l’attenzione sulla dimensione umana e sociale del rapporto con il mare.
Il percorso costruito dal festival procede così per condivisioni, transumanze, isolamenti e sedimentazioni: dall’archivio alla rovina, dalla terra al mare, dalla memoria individuale a quella collettiva. Le opere non illustrano semplicemente un tema, ma contribuiscono a costruire una geografia nella quale luoghi e immagini continuano a modificarsi reciprocamente.
Dalla superficie alla profondità, dall’archivio al presente, dalla terra al mare, MIPphest 2026 – Orizzonti Fluidi costruisce un movimento che non procede in linea retta, ma per ritorni, deviazioni e passaggi.
Il Mediterraneo che emerge dal festival non cerca dunque una definizione univoca. È piuttosto una condizione dello sguardo, un territorio mobile nel quale memoria e contemporaneità, appartenenza e migrazione, terra e acqua continuano a incontrarsi.
Un Mediterraneo che non coincide con una linea sull’orizzonte, ma con tutto ciò che quella linea mette in movimento.

MIPphest 2026 – Orizzonti Fluidi
10^ Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive

Matera, 22 settembre 2026 – 10 gennaio 2027

progetto promosso da 
MIP – Matera International Photography APS-ETS

direzione artistica 
Antonello Di Gennaro

coordinato da
Carla Cantore

curatori
Antonio Bergamino, Carla Cantore, Fiorella R. Fiore, Costabile Guariglia, Nicola Iannaccone

nell’ambito di
Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026

con il sostegno di
Camera di Commercio della Basilicata

con la collaborazione di
Foto Diego
Sony Italia
Archivio di Stato – Matera
Itinerando al Sud – Matera
Aequamente ass. culturale

il patrocino di
Ministero della Cultura, Direzione Generale Archivi, Soprintendenza Archeologica e Bibliografica della Basilicata, Archivio di Stato di Matera, Regione Basilicata, Provincia di Matera, Comune di Matera, APT Basilicata, Fondazione Matera Basilicata 2019, Master Universitario di II livello in Neuroestetica Dipartimento di Medicina dei Sistemi della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Università Aldo Moro Bari

partner culturali
FEP - Federation of European Professional Photographers, Malta Photographic Society, MIIP – Malta Institute Professional Photography, FotoDiego Academy, O.R.A. Osservatorio Ricerca Arti Applicate

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